Vanda Grassi è tra i cinque aspiranti consiglieri regionali irpini nelle fila del Pd. Proveniente dalla ex Democrazia Cristiana, dal 2001 siede sulla poltrona di primo cittadino a Montefalcione.
Da sindaco di Montefalcione a candidata al consiglio regionale. Da dove nasce la scelta di questa nuova avventura?
“Principalmente nasce dalla piena condivisone con cui due anni fa ho abbracciato il progetto del Partito democratico. All’indomani delle dimissioni di Giuseppe De Mita dalla carica di segretario provinciale, a me fu affidata la reggenza perché in molti ritennero opportuno riconoscersi nella mia persona. E per la candidatura alle regionali è successo lo stesso: ho accettato con molto orgoglio la proposta che mi è stata fatta”.
In occasione della Festa della donna Lei ha asserito che c’è bisogno di un nuovo umanesimo rosa. Crede che la nuova legge elettorale della Campania, che prevede la presenza in lista di una quota rosa obbligatoria, rappresenti un reale passo in avanti verso la partecipazione delle donne alla vita politica o sono altri i criteri che dovrebbero prevalere?
“La meritocrazia resta il faro che deve guidarci. Questa legge è sicuramente un’agevolazione verso una cultura delle pari opportunità che dovrebbe diventare patrimonio comune in ogni ambito, a partire da quello lavorativo. ‘La quota rosa’ deve diventare parte integrante del nostro pensiero e per questo c’è un lavori lungo da fare che va oltre i criteri imposti dalla legge”.
Va bene la legge campana intesa come un incentivo alla presenza del gentil sesso in politica. Ma questa non rischia di essere un privilegio per poche se non è accompagnata dall’incremento di servizi sociali importanti, come ad esempio gli asili nido pubblici, orari di lavoro adeguati e ad altro.
“L’inserimento delle donne in un settore storicamente ostico, quale è la politica, deve necessariamente sposarsi con una rivisitazione del welfare. La donna è un elemento fondamentale per la coesione sociale e per lo sviluppo economico: bisogna fornire tutti gli strumenti che permettano la partecipazione. Già nel 2000 a livello nazionale con la legge 328 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali ndr) le politiche sociali, fino ad allora considerate le cenerentole di tutte le linee programmatiche, sono diventate la linfa vitale di tutto il resto. La Regione Campania è molto attenta a questo settore che va ulteriormente potenziato non solo con l’aumento dei servizi, ma attraverso agevolazioni per le donne nel mondo del lavoro. Lo stipendio per 12 mesi al 100%, orari flessibili per scuole materne ed elementari, un insieme di provvedimenti che faccia della Campania una regione europea a tutti gli effetti”.
La situazione occupazionale sta gettando l’Irpinia, i suoi operai, i suoi giovani, in un baratro da cui è difficile vedere l’uscita. Cosa può fare la Regione per questo territorio?
Chi avrà l’onore di rappresentare l’Irpinia deve farsi carico di questa situazione a prescindere dalle appartenenze politiche. Innanzitutto mantenendo gli attuali livelli occupazionali, ampliando la destinazione degli ammortizzatori sociali, utilizzando i fondi POR, i crediti di imposta per le Piccole e Medie imprese. Il tutto però in tempi rapidi: chi è oggi in cassa integrazione, chi rischia di perdere il posto di lavoro non può aspettare ipotesi a lungo termine. La chiave di volta per una riscossa campana sta proprio nel puntare sulle peculiarità delle zone interne. Agroalimentare, infrastrutture, turismo, senza dimenticare la nostra risorsa idrica. Questi sono patrimoni che se indirizzati bene possono creare giovamento anche per le aree metropolitane che quotidianamente devono fare i conti con il sovraffollamento che arriva dalle altre province”.
La sfida alla Regione Campania: il centro destra punta sul concetto di ‘rinnovamento’ non essendo da tempo ormai alla guida di Palazzo Santa Lucia. Per il centro sinistra questo è un po’ più difficile anche in considerazione della scelta di un candidato governatore, Vincenzo De Luca, che si definisce un uomo fuori dai partiti. Eppure il suo partito lo ha candidato…
“Se rinnovamento significa mettere nello stesso calderone De Mita, Gava, Mastella e Cosentino, allora io non ho capito il significato di questo termine. Cosa ci si può aspettare da un centro destra che ‘scippa’ i fondi Fas al Meridione, senza che i suoi parlamentari irpini abbiano mosso un dito, alleati della Lega Nord che considera il Sud come una zavorra da cui liberarsi. Per quanto riguarda De Luca posso dire che è un uomo che ha dato prova di essere un buon amministratore. Non ha padrini né padroni e il cittadino questo chiede alla politica. Sarà un presidente a difesa delle fasce più deboli, quelle abbandonate dal Governo centrale. Questa è la differenza fondamentale con un centro destra che si identifica con il proprio leader e che mira a trasformarci in sterili contenitori. Il 28 e 29 marzo i cittadini campani potranno tirare le somme, tramite il loro voto alla coalizione di centrosinistra”. (di Rossella Fierro)
