Quindici, nell’ex villa del boss “nascono” le mascherine. Iandolo: “Felici di poter dare il nostro contributo”

Quindici, nell’ex villa del boss “nascono” le mascherine. Iandolo: “Felici di poter dare il nostro contributo”

11 Aprile 2020

Alfredo Picariello – “Sin dalle prime fasi dell’emergenza, vedendo la necessità di reperire dispostivi di protezione individuale, in particolar modo mascherine, e la difficoltà nel trovarle abbiamo pensato che il nostro piccolo laboratorio sartoriale potesse essere il luogo adatto per far fronte alle richieste, prima di tutto delle comunità locali”.

Francesco Iandolo è il presidente della cooperativa “OasiProject” di Avellino, che gestisce il maglificio 100quindicipassi di Quindici. Da qualche giorno, come documentato ieri da Irpinia News, è partita all’interno della villa confiscata ai Graziano, villa “Nunziante Scibelli”, è partita la produzione di mascherine, circa 500 al giorno, grazie ad un protocollo sottoscritto con il Parco regionale del Partenio ed altri soggetti.

Iandolo ci spiega il senso dell’iniziativa. “Sarebbe stato tuttavia difficile  -prosegue – operare a distanza, visto che i soci volontari sono tutti dislocati in altri comuni. Così quando è arrivata la proposta del Presidente del Parco Regionale del Partenio, che in pochissimo tempo ha messo insieme una rete di partner, siamo stati felici di poter dare il nostro contributo. La nostra disponibilità sta proprio nel voler dare un piccolo ma fondamentale contributo al contrasto del CoronaVirus e siamo felici che questo bene confiscato, restituito alla collettività oramai da diversi anni, possa servire anche a questo”.

Il progetto nato in fase emergenziale, potrebbe essere qualcosa di duraturo. “Vogliamo provare a raccogliere questa occasione anche come una sfida che ci possa aiutare anche a migliorare le relazioni con il territorio e la comunità”, sottolinea Iandolo.

Da Quindici, dunque, arriva un altro importante messaggio. “Più che altro un messaggio di “normalità”. I beni confiscati, infatti, sono occasione di riscatto, perchè permettono alle comunità di scrivere storie nuove di territori molto spesso feriti dalla violenza criminale. Questo piccolo passo, quindi, racconta proprio questo”.