Quelli di sempre, Matteoli: “Avellino, un amore di padre in figlio”

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Da “Il Biancoverde” n. 28 del 21/03/2014

Ha assistito alla prima partita dell’Avellino il 23 febbraio del 1986. Aveva 8 anni. I lupi giocavano contro il Pisa ed il match terminò 1 a 1. Il tifoso Rino Matteoli, oggi operaio di Montefalcione e padre della piccola Gaia, ha coltivato incondizionatamente la passione per i colori biancoverdi ed ha cercato di trasmetterla anche alla sua famiglia: “Andai, al Partenio, per la prima volta, con mio zio Antonio. Era il 23 febbraio del 1986 – dichiara -. Rimasi incantato nel vedere tutte quelle persone agitarsi, saltare, abbracciarsi dopo il gol. Persino mio zio, persona quieta e posata, sembrava un ragazzino allo stadio. Mi bastò veramente poco per carpire che avevo ricevuto in eredità da mio padre, scomparso quando avevo soli due anni, la passione per l’Avellino. Un patrimonio ereditato con naturalezza, spontaneità. Una passione che, negli anni, mi ha tenuto legato a lui come se fosse ancora in vita. Un sentimento profondo, che oggi coinvolge anche mia moglie e mia figlia, e che rappresenta un valore non solo sportivo”.
Prima del fallimento della vecchia Unione Sportiva 1912, facevo parte del gruppo ‘Alterati’. Il raggruppamento, dopo il tracollo del club, si sciolse e da lì, ognuno fece le sue scelte. La mia fu quella di seguire le sorti della nuova società. O meglio. Assistii alla prima partita ufficiale, in Serie D, e mi resi conto che le emozioni non erano mutate. U.S. o A.S. non faceva differenza. Era sempre il mio Avellino. Non era cambiato nulla – precisa -.
Nel giro di pochi anni – prosegue Matteoli – siamo tornati nel calcio che conta grazie alla solida società che abbiamo alla spalle. L’entusiasmo, pian piano, è tornato a regnare sul “Partenio – Lombardi” e la Curva Sud, pare sia tornata bollente e vulcanica, proprio come un tempo. E’ su quei gradoni che ho stretto le più forti amicizie. Ho incontrato persone che come me condividono una passione sfrenata e con le quali posso confrontarmi. Ennio e Michele Pericolo, Antonino Petrozziello, Giampiero Dello Iacono, Vincenzo Baldassarre ed il suo piccolo Alessandro ed il ritrovato Alfonso Lombardi tra tutte”.
Non è mancato agli appuntamenti cruciali il tifoso biancoverde che analizza il girone di andata dei lupi: “Prima che nascesse la piccola Gaia non perdevo una gara fuori casa. Oggi, seguo l’Avellino solo nelle trasferte più vicine anche se a Torino, contro la Juventus, non sono mancato. Il girone di andata dei lupi, a mio avviso, è andato ben oltre le aspettative. Nessuno avrebbe mai immaginato che la squadra di Rastelli occupasse, per tante giornate, le posizioni alte della classifica. Questo gruppo ha una forza, una coesione, da fare invidia. Il mister stimola molto i giocatori e poi ci siamo noi tifosi, la cigliegina sulla torta”.
Sul girone di ritorno, continua: “Dopo un lungo digiuno di successi, il 2014 ci ha regalato la prima vittoria con l’Empoli, sacrosanta e strameritata. L’Avellino, in questa fosca fase, ha dimostrato di non essere in crisi di identità, né di gioco, ma unicamente di risultati”.
Ma dove arriveranno i lupi? “Senza dubbio tra le prime quattro posizioni. Poi se la giocheranno a viso aperto con le altre contendenti. L’Avellino ha giocatori come Castaldo che fanno la differenza con la forza e la lotta – ammette -. Tuttavia, l’intero gruppo è eccezionale ed insieme alla mia famiglia lo sosterremo comunque vadano le cose. Sarò al fianco dei biancoverdi con la maglia portafortuna, ricevuta in regalo da mia figlia per il compleanno, con la scritta papà ed il numero 1” – conclude emozionato -.(A@V)

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