Da “Il Biancoverde” n. 35 del 16/05/2014
Questa settimana, la rubrica “Quelli di sempre” è dedicata ad Efrem Maietta, 40enne avellinese, libero professionista, implacabile sostenitore dei colori biancoverdi.
Efrem, da quanti anni segue l’Avellino calcio?
“Da quando ero piccolissimo. Sono stati i miei genitori a trasmettere questa passione, sia a me che a mio fratello. Frequentavano spesso il Partenio in occasione delle gare dell’Avellino e, quando potevano, andavano anche fuori casa. Ricordo la mia prima trasferta ad Ascoli ed il gol di Carnevale con Di Somma capitano. Era la stagione 1979/1980. Oggi, ho tramandato la medesima passione e partecipazione a mio figlio Paolo, che ha otto anni. Poichè lo scorso campionato si giocava di domenica, l’ho portato con me in parecchi stadi d’Italia. L’attaccamento ai colori biancoverdi è, inevitabilmente, un sentimento che passa da padre in figlio”.
Dunque, continua a seguire i lupi anche in trasferta?
“Beh sì. Diciamo che li seguo quasi sempre. Quest’anno, ho saltato soltanto la gara di Coppa Italia a Torino contro la Juventus. Ho preferito investire il mio denaro sul campionato e la gara di Reggio Calabria. Mi interessava di più anche se è stata una gran bella emozione vedere la mia squadra del cuore giocare contro la ‘Vecchia Signora’ in uno stadio di tutto rispetto”.
Facciamo un passo indietro. Da tifoso, come ha vissuto il fallimento della vecchia Unione Sportiva?
“Per me è stata una tragedia e non nascondo di aver anche pianto per il tracollo della vecchia società. E’ stata la seconda volta in cui ho versato lacrime per l’Avellino. La prima volta fu in occasione della retrocessione dalla A alla B dopo la gara di Milano contro l’Inter”.
Il calcio avellinese è poi rinato. Siamo saliti dalla D alla B in pochi anni e diciamolo, nel campionato cadetto, non stiamo sfigurando affatto…
“Sì, grazie alla serietà e alla solidità della società siamo tornati nel calcio che conta e, oggi come oggi, in Serie B, stiamo dicendo la nostra alzando la voce e giocando con entusiasmo. A dire il vero, noi tifosi, all’inizio di questo e dello scorso anno, avevamo dei forti dubbi sui giocatori scelti e su quelle che potevano essere le loro qualità. Oggi abbiamo dovuto ricrederci perchè i risultati e la classifica, dicono ben altro. Non siamo noi, a questo punto, ad essere competenti. C’è una dirigenza, alle spalle, che con i fatti sta dimostrando di avere capacità e pertinenze. E non accetto, personalmente, che vengano fatti elogi sempre e solo alla squadra o al tecnico. I plausi ed i meriti vanno fatti, in primis, a chi ha creato tutto questo. A chi ci sta permettendo di vivere ancora il calcio ad Avellino. Questa persona si chiama Walter Taccone. Quindi, la mia serenità, come tifoso intendo, non è tanto entrare nei play off e magari vincerli, quanto avere una società seria, sana, e competente che riesca a programmare il futuro dell’Avellino con progettualità ed organizzazione”.
Le sue considerazioni sul tecnico biancoverde Massimo Rastelli?
“L’allenatore dell’Avellino, come il principe di Machiavelli, ha, finora, disposto di due elementi fondamentali: virtù e fortuna. Virtù perchè ha un curriculum vincente con importanti promozioni alle spalle; fortuna perchè ha un gruppo di uomini, e mi riferisco all’intero staff tecnico, al Direttore Generale Massimiliano Taccone e al Direttore Sportivo Enzo De Vito, che ha saputo assecondare e supportare le scelte fatte. Sia lo scorso che questo anno”.
Qual è l’arma vincente dei lupi?
“Sicuramente l’entusiasmo che, quotidianamente, viene trasmesso dal mister che è un gran trascinatore e dalla dirigenza che ‘coccola’ questi ragazzi, soprattutto i giovani, perchè sa che hanno bisogno di essere motivati e sostenuti a livello psicologico”.
Dove arriverà l’Avellino quest’anno?
“La squadra se la giocherà fino alla fine perchè, a mio avviso, ha tutte le carte in regola per poter salire in Serie A. E se non dovesse accadere quest’anno, con il grande lavoro iniziato dalla società dietro le quinte per la prossima stagione, resto sereno. Con una programmazione diversa, incrementata sotto il profilo tecnico tattico, potremmo avere delle possibilità maggiori. Dal 2009 la storia ci insegna che, progressivamente, aumentiamo i nostri obiettivi e li andiamo sempre a raggiungere. E’ una riflessione che percorro di frequente con mio fratello Paolo e l’amico Gaetano De Santis di Monteforte, con i quali seguo il lupo in ogni dove”.(di Anna Vecchione)
