Ptr e tentativo di sfiducia a Galasso: i punti fermi di D’Addesa

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Ieri sera all’Hotel de le Ville di Avellino il Consiglio Regionale della Campania ha portato in discussione il Ptr in un confronto con gli amministratori locali, per illustrare i futuri scenari infrastrutturali, economici e socio-territoriali della Provincia di Avellino nell’ambito della pianificazione regionale.
Erminio D’Addesa ex presidente del consiglio provinciale interviene sull’attuale momento della politica irpina con una nota che pubblichiamo integralmente. “All’incontro si è notata la mancanza di un interlocutore importante quale l’Amministrazione Provinciale di Avellino rappresentata, per l’occasione, dal Commissario Straordinario Vincenzo Madonna”. Assenza che non è passata inosservata agli occhi di D’Addesa che, partendo da questo presupposto ha voluto ancora una volta sottolineare gli effetti negativi del crollo dell’amministrazione di Palazzo Caracciolo.
“Le dimissioni dei consiglieri provinciali del centrodestra e del gruppo dei demitiani e la relativa caduta della giunta De Simone – ha spiegato – hanno impedito alla Provincia di essere presente con la legittima rappresentanza politica, espressione della volontà degli elettori irpini, nell’ambito di un momento importante quale la formulazione del Ptr. Ciò costituisce un fatto gravissimo per l’Irpinia in quanto l’Amministrazione Provinciale, seppur tra tante difficoltà e in maniera non organica, nel corso della disciolta consiliatura si era spesa molto in termini di programmazione e quindi avrebbe potuto dire la sua in maniera determinante.
L’autocastrazione politica ed istituzionale dei 17 consiglieri provinciali dimissionari ha purtroppo impedito a quelli che erano i legittimi rappresentanti dei territori di portare avanti le istanze dei territori stessi in termini di infrastrutture, di tutela dell’ambiente, di governance dei rifiuti, di sviluppo, di lavoro, di sanità.
La politica, qualcuno forse non l’aveva capito, è in continua mutazione anche rispetto ai partiti ed alle relative aggregazioni. La realtà attuale del mondo politico provinciale è cambiata profondamente rispetto al mese di luglio scorso; molti tra i dimissionari di allora sono sicuramente entrati nella schiera dei pentiti”.
In queste ore inoltre si assiste all’ennesimo tentativo da parte del centrodestra e dei demitiani di sfiduciare il sindaco di Avellino: “la storia si ripete. I soliti noti ci ritentano perché evidentemente considerano l’attività politica ed amministrativa e la governance dei territori e dei cittadini irpini un fatto privatistico se non feudale ed il confronto si concretizza in una sorta di guerra tribale con imboscate che niente hanno a che fare con una normale dialettica politica e democratica.
Una domanda appare comunque legittima: perché non sono stati sfiduciati i Presidenti delle Comunità Montane, di stretta osservanza demitiana?
Le sorti di una Provincia e del suo territorio non si possono decidere nello studio di un notaio in maniera burocratica e senza alcun confronto. E’ auspicabile dunque una modifica, nell’ambito delle riforme delle Autonomie Locali di quella norma che appunto prevede lo scioglimento di un’Amministrazione Comunale o Provinciale in caso di dimissioni della metà più uno dei consiglieri assegnati; è necessario invece un confronto in aula seguito dal voto su mozione di sfiducia in maniera leale e democratica”.

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