Provincia – Interrogazione Pd, De Angelis: “Confronto solo in aula”

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Avellino – “La vicenda dell’interrogazione mai presentata né debitamente firmata dal gruppo del Pd è il sintomo di una politica bassa e fondata su falsi moralismi che ci lascia perplessi e sconcertati”: dopo le vicende che lo scorso venerdì hanno creato le prime turbolenze a Palazzo Caracciolo, interviene il capogruppo Adc Carmine De Angelis.
Alleanza di Centro esprime la sua solidarietà all’assessore Gnerre Musto e al vice presidente De Mita ed invita il Partito Democratico ad abbandonare “la strada della superficialità istituzionale così come quella del rancore personale”.
“Nello specifico il terreno del confronto e della dialettica, anche aspra, deve tornare ad essere il Consiglio provinciale, luogo privilegiato del criterio di rappresentatività delle forze politiche che si sono espresse nella tornata elettorale del 6 e 7 giugno. A stupirci è soprattutto la clamorosa superficialità con la quale il gruppo del Pd in Provincia ha sollevato problemi mal posti e tendenziosi, ma ciò che più stupisce è il disprezzo delle regole istituzionali e morali. Nelle accuse del Pd, conosciute dal Consiglio provinciale e dalla Giunta solamente a mezzo stampa, si fa esplicito riferimento alla parola interrogazione in modo indebito e irrispettoso delle regole istituzionalizzate. Lo strumento della interrogazione consiste in una richiesta di chiarimento sulla veridicità di fatti ed eventi sui quali sono stati adottati provvedimenti in proposito. La forma iuris dell’interrogazione si palesa nella sua presentazione presso l’organo predisposto, ovvero l’ufficio di presidenza (ex art.59), oppure si realizza in sede di dibattito consiliare. È necessario ribadire al gruppo del PD e in specie al suo capogruppo, on. De Simone, che la via del confronto e del dibattito è l’aula consiliare così come il sereno confronto tra le forze politiche di maggioranza e opposizione non può non tenere conto delle regole statutarie e susseguentemente del senso civile del dibattito che nella vicenda in oggetto, come nel caso dell’assessore Gnerre Musto, ha rasentato gli estremi della diffamazione e della ingiuria (ex art. 595 del Codice Penale). Insomma come si potrà notare, si tratta di regole, di interpretazioni, di pesi e contrappesi: non si può pensare, così come il nostro presidente Alaia ha voluto precisare, di ridare credito alle istituzione e speranza all’opinione pubblica agendo a strappi, a ferite, a colpi di mano. All’ombra delle sedi preposte si alimentano le tensioni e i dissidi tra i poteri e si fa vivo nell’opinione pubblica il disgusto per una politica ormai incapace di rispondere alle loro esigenze”.

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