Provincia – Gnerre e Del Mastro: “Solo un assalto alle poltrone”

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Avellino – Legittimati dal voto e dal presidente Cosimo Sibilia: Carmine Gnerre e Giuseppe Del Mastro non hanno alcuna intenzione di rassegnare le proprie dimissioni da assessori né di abbandonare Noi Sud, partito di cui fanno parte a pieno titolo in quanto ‘soci fondatori’. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, se non la risposta che dopo tre mesi di polemiche gli ‘sfiduciati’ hanno inteso dare ai consiglieri provinciali dichiarando di accettare la defenestrazione solo in caso di espulsione dal partito. Ipotesi tutt’altro che remota almeno stando ai rumors che danno per certa l’intenzione di Arturo Iannaccone di ‘passare alle maniere forti’.

Ma procediamo per gradi.
La verità ha molte facce e quella di Gnerre e Del Mastro è in chiara dicotomia con quella illustrata dai consiglieri provinciali e dal segretario nazionale. “C’è stato un accordo pre elettorale tra i consiglieri e Iannaccone – ha spiegato Gnerre – per concretizzare un disegno che nei fatti non si è realizzato. La macchina, dunque, è diventata troppo stretta e qualcuno doveva scendere”: Gnerre e Del Mastro, appunto, che tuttavia non hanno alcuna intenzione di presentarsi dimissionari e manifestare “lealtà” al partito vestendo il ruolo di vittime di quella “esigenza di dialogo” a cui vorrebbe immolarli Noi Sud. “Il loro – ha commentato Gnerre – è solo un assalto alle poltrone ma siamo in un momento anomalo in cui non si può pensare che due persone elette dal popolo – e che peraltro hanno consentito l’ingresso nel parlamentino ai due consiglieri più recalcitranti – vogliano essere spodestate per fare chiarezza”.

La richiesta di dimissioni inoltrata dai consiglieri e del segretario appare “inaudita e contraddittoria” a Del Mastro che illustra gli eventi che lo hanno visto coinvolto per evidenziare “la poca chiarezza manifestata sin dagli inizi della vicenda”.
“Sono stato eletto in Mpa – ha dichiarato – partito poco radicato in Irpinia” ma a cui Del Mastro ha portato un ampio bacino di voti attestandosi come primo eletto e “permettendo a Rossi l’ingresso in Consiglio” una volta acquisito il ruolo di assessore. “Già all’epoca voci di corridoio parlavano di una nostra uscita dal consiglio per consentire l’ingresso di altri assessori”. Alla richiesta di chiarimento inoltrata al segretario nazionale i due assessori hanno ottenuto rassicurazioni e l’invito ad affrontare le regionali “in cui peraltro siamo riusciti a far eleggere un consigliere irpino nonostante Noi Sud fosse appena nato e quindi poco radicato”.
Alla fine la lettera di sfiducia inviata a Sibilia “che abbiamo appreso dalla stampa e con cui è stata data voce all’inciucio. Il tutto nel silenzio assoluto di Iannaccone”.
Insomma, la “lealtà” e il “rispetto” di Del Mastro trovano il proprio limite nella “scambievolezza”, che secondo l’assessore non ci sarebbe: “Allora – è il punto di domanda – come possono chiedere le mie dimissioni a dimostrazione della mia lealtà?”.
Resta poi da valutare l’accusa mossa agli ‘imputati’: “la poca attività a livello amministrativo”. Critiche a cui gli assessori hanno risposto con carte alla mano illustrando il lavoro svolto dall’inizio del mandato.

A questo punto resta da capire chi deciderà di soccombere ma qualche valutazione di massima è d’obbligo.
Quale percorso, tanto per cominciare, potrebbero intraprendere i due assessori qualora fossero espulsi da Noi Sud? E se trovasse conferma l’ipotesi – più volte rimbombata negli ambienti politici – di un ipotetico approdo dei due sulle larghe ed ospitali sponde del Pdl, che tipo di maggioranza si creerebbe a Palazzo Caracciolo? E, meglio ancora, un rimpasto – che a qual punto potrebbe essere necessario – a chi gioverebbe?…
Una partita ardua in cui, probabilmente, ne uscirebbero vittoriosi i ‘franchi tiratori’ pronti ad alzare la posta grazie al caso fortuito e all’assenza di un’opposizione incalzante che mai come in questo momento avrebbe l’obbligo morale di alzare la voce. (m.d.p.)

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