Processo Corcosol, assolto il rappresentante della società che gestiva gli scarti delle concerie

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E’ stato assolto dal Tribunale di Avellino (dott.ssa F. Spella) il legale rappresentante della società Corcosol S.p.A., difeso dall’avv. Fernando Taccone ed accusato nel 2014 di avere illecitamente stoccato oltre 2.300 mc di terreno misto a rifiuti all’interno del medesimo sito industriale a Solofra, in via della Consolazione.

Come è noto, la Corcosol S.p.A. in passato ha avuto la funzione di raccogliere gli scarti delle industrie conciarie per trasformarli in concime organico. Questo fino a quando il sito industriale è stato dismesso ed è divenuto poi il centro di raccolta dei rifiuti solidi urbani, durante il periodo di emergenza della gestione dei rifiuti. Un incendio, poi, nel 2007 devastò il sito, compromettendo definitivamente la ripresa dell’attività industriale.

Mutato l’assetto societario, agli inizi del 2013, una minaccia ambientale consistita nello sversamento di liquidi all’esterno del sito favorito dalle abbondanti piogge, impose ai nuovi amministratori di procedere con urgenza alla messa in sicurezza ambientale del sito mediante il ripristino del sistema fognario, la cui fatiscenza aveva provocato appunto gli sversamenti pericolosi.

Le operazioni di ripristino ambientale dovettero far fronte però a numerose difficoltà dovute sia alla farraginosa burocrazia che ad un sequestro giudiziario compiuto agli inizi del 2014.

I terreni escavati durante le operazioni di rifacimento delle condotte fognarie vennero temporaneamente allocati all’interno di un capannone in vista di un rinterro. Prima di potere riutilizzare il terreno estratto, tuttavia, Corcosol chiese – come per legge – all’ARPAC di verificare attraverso apposite analisi la qualità del terreno. Tali analisi erano state, invero, già compiute privatamente e con esito positivo dalla Corcosol, ma era comunque necessario che ARPAC le convalidasse al fine di accertare definitivamente la natura del terreno. Solo all’esito della complessa procedura, si sarebbe potuto stabilire se tale terreno fosse stato riutilizzabile (mediante rinterro) oppure da smaltire come rifiuto.

Prima dell’esito delle analisi dell’ARPAC, tuttavia, i Carabinieri del NOE di Salerno, nel gennaio del 2014, sequestrarono quello stesso terreno, qualificandolo come rifiuto, perché nel cumulo si intravedevano delle buste di plastica ed alcuni pezzi di legno.

Il sequestro convalidato dall’autorità giudiziaria provocò l’effetto di ostacolare le attività di ripristino ambientale, dal momento che, nonostante il sequestro fosse finalizzato proprio al compimento delle analisi, queste ultime non vennero mai più compiute, nè dall’ARPAC nè dall’Autorità Giudiziaria.

In più, il capannone caduto in sequestro, rimasto privo di manutenzione, subì un cedimento strutturale nel 2015 allorquando il tetto crollò e per effetto delle forti piogge si verificarono nuovi sversamenti all’esterno del sito.

E così, Corcosol fu costretta ad avviare una nuova procedura di emergenza ambientale per la nuova messa in sicurezza del sito. Al contempo, il legale rappresentante di Corcosol propose ricorso per cassazione per ottenere il dissequestro del terreno e del capannone.

Solo nell’aprile del 2016 la Corte di Cassazione annullò il provvedimento del G.I.P. che aveva negato il dissequestro ed il 19 novembre 2016 il Tribunale di Avellino dispose finalmente il dissequestro del capannone e del terreno.

Il paradosso, tuttavia, è che nonostante la permanenza del sequestro per oltre due anni, alcuna attività di analisi sui terreni è stata compiuta nè dall’ARPAC né dalla Procura. Di contro, le uniche analisi che attestavano la conformità del terreno erano quelle compiute a suo tempo da Corcosol. Sulla base di tali analisi, pertanto, la difesa è riuscita a dimostrare che i terreni non potevano essere considerati rifiuti e che, pertanto, nessuna attività di deposito incontrollato di rifiuti era stata compiuta dal legale rappresentante di Corcosol.

Fortunatamente e, soprattutto, per merito dei vertici di Corcosol le attività di ripristino ambientale, di assoluto interesse per l’intera comunità solofrana, sono state comunque autorizzate dalla Regione Campania che ha approvato il piano di caratterizzazione proposto da Corcosol. Tutte le analisi necessarie, infatti, furono comunque compiute privatamente, su incarico dello zelante amministratore di Corcosol e servirono a proseguire nelle operazioni di bonifica del sito, ad oggi condotte a buon fine.