AVELLINO- “La trasmissione degli atti in Procura per il delitto di rissa potrebbe risultare determinante per la rivalutazione delle posizioni di tutti gli imputati”. Per i penalisti Gaetano Aufiero e Stefano Vozella la decisione dei giudici della IV Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli di trasmettere gli atti alla Procura nei confronti dei tre imputati del processo per l’omicidio di Roberto Bembo e di quattro ragazzi che erano in compagnia della vittima, tutti testimoni di quella serata, rappresenterà un dato di valutazione dell’impugnazione in Cassazione del verdetto dei giudici di Appello, in attesa del deposito delle motivazioni per cui sono stati annunciati novanta giorni. Il primo dato. Il secondo messo in evidenza dalla difesa e’ legato alla differenziazione delle posizioni tra gli imputati, visto che in primo grado avevano condannato tutti e tre gli imputati a sedici anni. “Questa mattina- spiegano Vozella e Aufiero- la Corte di Assise di Appello di Napoli ha, di fatto, confermato la responsabilità di tutti gli imputati, sia pure differenziando, in punto di pena, la posizione di chi, Iannuzzi Niko, è risultato l’autore materiale del delitto e chi, invece, come i fratelli Sciarrillo, è risultato solo concorrente, senza peraltro avere mai avuto conoscenza del possesso del coltellino da parte dell’amico, tanto da essere stati assolti in via definitiva dal concorso nel reato di porto abusivo dell’arma.Con la riduzione a 14 anni di reclusione, ai fratelli Sciarrillo è stato applicato il minimo della pena.Questo rappresenta, innanzitutto, un sia pur parziale rimedio all’errore commesso, a nostro avviso, nella sentenza di primo grado che aveva, in punto di pena, parificato le posizioni di tutti gli imputati, senza differenziarne i profili di responsabilità. Rimaniamo convinti dell’estraneità ai fatti dei fratelli Sciarrillo ma sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni per conoscere le ragioni per le quali la Corte ha deciso di confermare il giudizio di responsabilità espresso in primo grado”. E hanno ribadito l’importanza della trasmissione degli atti alla Procura per la rissa aggravata, circostanza che era stata piu’ volte ribadita sia in primo che in secondo grado dai difensori degli imputati, stigmatizzando il fatto che i quattro soggetti che erano stati coinvolti nella rissa, dovevano essere iscritti gia’ in fase di indagine per lo stesso reato: “Non meno importante, però, è stata la decisione della Corte di Assise di Appello di trasmettere gli atti in Procura per il reato di rissa aggravata nei confronti, non solo degli imputati, ma anche di altre 4 persone, amici della vittima, che erano state sentite nel corso del dibattimento, le cui dichiarazioni erano state già ritenute inattendibili dalla Corte di Assise di Avellino. In tal modo, la Corte di Assise di Appello ha ritenuto accertato – come peraltro già fatto nella motivazione della sentenza di primo grado e, per la verità, come già emerso pochi giorni dopo il delitto, allorquando fu acquisito il video tratto dalle telecamere di sorveglianza di un negozio – che non c’è mai stata una aggressione unilaterale da parte degli imputati ma una rissa che ha visto coinvolte almeno 7 persone a seguito della quale una persona, purtroppo, ha perso la vita.Tanto rappresenta un ulteriore tassello di verità – che si aggiunge a quelli già emersi nel corso del processo di primo grado e che avevano portato all’esclusione dell’aggravante dei futili motivi – che potrebbe risultare determinante per la rivalutazione delle posizioni di tutti gli imputati che, sin dal primo momento, hanno sostenuto di essere stati aggrediti da più persone.Nel pieno rispetto delle decisioni di merito assunte fino ad ora, con ogni probabilità, porteremo le nostre tesi innanzi alla Suprema Corte di Cassazione, che sarà da noi chiamata a giudicare sulla correttezza della ricostruzione dei fatti e dell’applicazione del diritto”.
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