Priolo: “La sicurezza non è solo affare delle forze dell’ordine, serve l’aiuto di tutti”

Priolo: “La sicurezza non è solo affare delle forze dell’ordine, serve l’aiuto di tutti”

29 Marzo 2019

Marco Grasso – “La sicurezza non è affare solo delle forze dell’ordine. I cittadini devono collaborare, solo in questo modo potremo vivere in città più tranquille”. Al convegno sul tema “Politiche integrate e strumenti necessari per garantire sicurezza e legalità” organizzato dall’Aics nella sala “Grasso” di Palazzo Caracciolo, il commissario straordinario del Comune di Avellino Giuseppe Priolo lancia un appello agli avellinesi.

“La presenza e il controllo delle forze dell’ordine sono fondamentali, ma non bastano. La sicurezza è un patrimonio di tutti, un obiettivo al quale deve guardare un’intera comunità. Serve l’azione vigile dei cittadini. Il Comune di Avellino – precisa – è stato tra i primi enti a sottoscrivere il protocollo di vicinato, un accordo che apre alla partecipazione dei cittadini e del mondo associativo”.

Per Priolo non c’è il rischio di sovrapposizioni. “I cittadini non devono sostituirsi alle forze dell’ordine, ci mancherebbe. Anche le cosiddette “ronde” vanno viste come pattuglie civili, come un sostegno, in termini di controllo e vigilanza, all’operato della polizia o dei carabinieri”.

Poi un passaggio sull’episodio delle due auto esplose nei pressi di piazza Libertà, durante “pompieropoli”. “Siamo tutti impegnati per garantire la sicurezza, in centro come in periferia. Ma bisogna fare fronte comune”.

Al confronto, introdotto dal segretario regionale dell’Associazione Italiana Criminologi per l’investigazione e la sicurezza Salvatore Pignataro, sono intervenuti anche il presidente nazionale Aics Ugo Terracciano, il comandante della polizia municipale di Atripalda, specialista in sicurezza urbana, Domenico Giannetta, l’avvocato Raffaele Tecce e il docente in Criminologia dell’Università di Salerno Francesco Schiaffo.

Per Giovanna Perna, responsabile regionale dell’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane, “la sofferenza delle carceri è in buona parte riconducibile alla poca propensione della magistratura a ricorrere alle misure alternative alla detenzione. Così come non può essere sottovalutata la carenza di personale, un’emergenza alla quale chiediamo da tempo di porre rimedio, a partire proprio dalla Campania dove c’è un numero significativo di carceri”.