Primo Maggio – Festa dei Lavoratori? No, le commesse lavoreranno

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Avellino – C’era una volta il primo maggio, quello della Festa dei Lavoratori nata due secoli fa negli USA, oltraggiata in Italia, fino ad ora, solo dal regime fascista e dalla mafia di Salvatore Giuliano nel 1947 con la strage di Portella delle Ginestre. Una festa ‘sacra’ per il mondo sindacale e lavorativo in genere che in tempi di crisi e disoccupazione, come quelli che viviamo, dovrebbe assumere un significato particolare. E invece in molte città italiane quest’anno il primo maggio significherà, in quanto giorno festivo, un’occasione per un po’ di shopping sfrenato. Ovviamente Avellino, Ariano Irpino e molti altri centri della nostra provincia non potevano esimersi dall’attuare questa trasformazione ‘figlia dei tempi’, inventandosi le scuse più bizzarre per permettere ai commercianti di tenere le saracinesche alzate. C’è chi ha giustificato la scelta come un modo per combattere la crisi che si è abbattuta anche sul settore commercio. Ovviamente basta avere due anni di età e un po’ di sale in zucca per capire che nella notte tra il 30 aprile e l’1 maggio non ci sarà un Vittorio De Sica a fingersi San Gennaro e rimpinguare i portafogli dei consumatori shoppisti. Altri hanno dovuto rispondere ai sindacati, intervenuti duramente contro le delibere comunali, dicendo erano state le associazioni dei commercianti a chiedere i permessi per aprir bottega nel giorno in questione. Anche qui non bisogna aver vinto un Nobel per l’economia per comprendere che spesso i proprietari degli esercizi non sono coloro che ci lavorano dentro effettivamente. Le povere commesse non sono forse delle lavoratrici? Non hanno diritto al loro giorno di festa? E soprattutto, si pensa davvero di poter risollevare le sorti di un commercio, ormai in città quasi totalmente in mano a grandi catene e a proprietari ‘non avellinesi’, con un giorno di apertura in più? La risposta va da sé. E chissà se resteranno aperti i negozi di via Due Principati, per intenderci quelli affossati prima che dalla congiuntura economica, dal mega cantiere del tunnel (la cui chiusura era prevista per la fine del 2008 ndr)?
Risulta alquanto ambiguo dare il lascia passare a ledere il diritto del lavoratore e contemporaneamente, gonfalone in spalla, sfilare per esso al fianco di sua Eccellenza Monsignor Marino, dei segretari confederali e degli operai.
Insomma anche l’eterno conflitto tra il dottor Jekyll e il Mister Hyde, che alberga in ognuno di noi è ormai appannaggio di pochi, ad esempio di chi amministra. Per le commesse nessuno sdoppiamento di personalità: lavoratrici sempre, anche nel giorno della Festa dei Lavoratori. (di Rossella Fierro)

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