Prescrizione: avvocati, docenti e magistrati s’interrogano sulla riforma Bonafede

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Renato Spiniello – “Dalla prescrizione al processo civile: le irragionevoli riforme”: questo il tema della Tavola Rotonda organizzata dalla Camera Penale Irpina presso il Circolo della Stampa di Avellino.

Chiamati a intervenire gli avvocati Antonio Barra e Antonio Petrillo, rispettivamente presidenti del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e della Camera Penale Irpina, i penalisti Quirino Iorio e Innocenzo Massaro, il professore Agostino De Caro dell’Università del Molise, il giudice Luigi Buono, presidente della Sezione Penale del Tribunale di Avellino e la docente dell’Università del Sannio Antonella Tartaglia Polcini. In platea anche il presidente del Tribunale di Avellino Vincenzo Beatrice, mentre era assente per motivi istituzionali il vicepresidente del Csm David Ermini.

L’argomento clou è la riforma Bonafede, che prevede lo stop alla prescrizione dal primo grado di giudizio a partire dall’1 gennaio 2020. “Occorre però verificare in concreto le riforme che si faranno progressivamente – ragiona il giudice Buono a margine dell’iniziativa – la prescrizione è solo una di queste e la volontà governativa è quella di vararla all’interno di un quadro più complessivo che porti a velocizzare i tempi del processo penale. Non tutto, però, va in quella direzione, ci sono alcune previsioni di legge inaccettabili per la magistratura, come prevedere sanzioni per i magistrati che non rispettino i tempi dei processi, cosa che non tiene conto dei singoli casi”.

Per il giudice bloccare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado non accelera i processi, a meno che il provvedimento non sia inserito all’interno di ulteriori riforme. “Non lo ritengo un qualcosa di irricevibile – continua Buono – ma occorre anche stanziare risorse per la giustizia. Non dimentichiamoci che questa riforma è valevole dal 1 gennaio 2020 in poi, quindi c’è ancora tempo per considerare altre riforme che la accompagnino”.

Decisamente più severo nel giudizio il professore De Caro, titolare delle cattedre di diritto processuale penale e di procedura penale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi del Molise: “La riforma Bonafede è qualcosa di letteralmente scriteriato – tuona – il processo celere mi sembra soltanto uno spot pubblicitario. Certo ci sono anche cose intelligenti come l’uso dell’informatica e la velocizzazione delle notifiche, ma anche altre balorde che incidono sulle garanzie dell’imputato, tra queste rinunciare alla collegialità in Appello per i giudizi monocratici di primo grado”.

Secondo il docente, il processo penale va velocizzato attraverso una seria depenalizzazione, aumentando le risorse in favore della giustizia e il numero stesso dei magistrati, agendo sull’obbligatorietà dell’azione penale affidandosi a prerogative più ampie e, infine, incidere sui riti alternativi che dovrebbero riguardare una percentuale molto più elevata di procedimenti penali che si chiudono al di fuori dei dibattimento.