Prc – Tagli alla Sanità, Valentino: “Abbiamo limitato i danni”

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È stato approvato da qualche giorno, in Consiglio Regionale, il disegno di legge “Misure di razionalizzazione e riqualificazione del sistema sanitario regionale per il rientro del disavanzo”. Sulla vicenda interviene la Federazione provinciale del Prc che, da subito, anche partecipando ad alcuni cortei di protesta, aveva chiesto la modifica della prima bozza presentata dall’Assessore Montemarano, denunciando che quella proposta fosse troppo penalizzante per le zone interne dell’Irpinia. “Grazie al lavoro prezioso di Antonella Cammardella, vice Presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, abbiamo limitato i danni – ha spiegato Maria Grazia Valentino, responsabile Enti Locali del Prc – Siamo riusciti ad evitare, anche grazie alle mobilitazioni popolari e all’impegno dei sindaci, che la scure dei tagli si abbattesse sulla già difficile condizione in cui vivono i piccoli comuni e abbiamo ottenuto, invece, la riduzione delle consulenze. Resta comunque sconcertante che il Governo abbia imposto tagli così pesanti alla spesa sanitaria campana, mentre ha garantito in queste settimane cospicui finanziamenti alle banche e agli speculatori finanziari”.

“Il diritto alla salute – è stato l’intervento di Cammardella – è inalienabile, fondamentale, costituzionale, universale, non può essere considerato un affare né rispondere a logiche di profitto. La legge 833, purtroppo, non è mai stata attuata del tutto, ma, progressivamente, ha visto modificare alcune sue parti. Tali scelte non hanno prodotto una maggiore qualità della spesa sanitaria, ma hanno prodotto maggiori costi e bisognerebbe, in un quadro di maggiore serenità economica, ripensare al contrario, aumentando la capacità di spesa, sapendo che una maggiore spesa sanitaria, indirizzata verso la prevenzione, dalle statistiche europee, si relaziona con una maggiore sopravvivenza, una maggiore qualità della vita. Occorrerebbe, infatti, che il sistema sanitario paghi la salute piuttosto che la malattia. Secondo questo mio ragionamento dovrebbero modificarsi, dunque, letteralmente le politiche sanitarie nazionali e la spesa ad esse indirizzate. Ma, invece, anche la legge sul fedelarismo fiscale riduce le speranze di cambiamento. In Campania lo squilibrio economico – finanziario è dovuto, innanzitutto ai criteri di ripartizione dei finanziamenti del sistema sanitario nazionale che ci hanno visto, per tanti anni, ultima Regione d’Italia per quota pro capite; ma anche da una mancata organizzazione del servizio che ha prodotto sprechi e mancato controllo della spesa, nonostante le riforme che abbiamo votato in Consiglio: il Piano ospedaliero, il regolamento per l’accreditamento, tante altre leggi quadro, votate da noi, le delibere di tagli, i tetti di spesa, l’affiancamento, abbiamo fatto anche grandi passi dal punto di vista economico; ma questo ultimatum, in questi giorni, ci dice quanto è strumentale questo Governo. Il gruppo di Rifondazione Comunista ha contribuito, nel corso di questi anni, all’operazione di risanamento con non poca sofferenza nel quadro politico e nel partito condividiamo la necessità di evitare la gestione commissariale che rende inagibile, dal punto di vista democratico e del confronto, la gestione della Sanità pubblica. Il nostro gruppo, però, non concede deleghe in bianco. Il Piano di rientro che è arrivato oggi in Aula, è il frutto della collaborazione della Giunta e del Consiglio, con le parti sociali, è soprattutto un lavoro di ascolto dei territori, dei territori particolarmente penalizzati. E’ un ulteriore sforzo che vogliamo compiere insieme. Perchè il Piano di rientro prevede, finalmente, numerose riconversioni, finalmente vede chiudere quella vergogna delle case di cura neuropsichiatriche che si convertono in RSA; riduce le unità complesse con il modello dipartimentale; riorganizza, attraverso la riduzione delle A.S.L.; avvia uno sviluppo dei servizi di prossimità territoriale, dell’integrazione socio – sanitaria e c’è un’inversione di tendenza della riabilitazione verso il pubblico, purtroppo non proprio nella città di Napoli, la realizzeranno gli hospice, finalmente, (si può morire con dignità in Regione Campania); inoltre c’è la novità dell’istituzione delle case di salute o ospedali di comunità, come vogliamo chiamarli, c’è la valorizzazione delle eccellenze, delle alte professionalità, la specializzazione di alcune realtà ospedaliere che possono far ridurre l’emigrazione sanitaria verso altre regioni, la riorganizzazione del 118 e della rete dell’emergenza. Certo, molto era già previsto nel Piano ospedaliero votato nel 2006, oggi, ripeto, facciamo un ulteriore sforzo. Abbiamo presentato, come gruppo, numerosi emendamenti, molti sono stati accolti ed inseriti nel testo. Avevamo chiesto di lasciare coordinamenti tecnico – provinciali come elemento di democrazia e di confronto, sappiamo che non hanno funzionato o che non sono stati fatti funzionare. La democrazia, per noi, è confronto, partecipazione, non è esercizio distorto del potere. Abbiamo supplito, in questi giorni di audizioni a questa carenza. Nominiamo il decentramento, ma continuiamo a centralizzare, il nostro emendamento è stato bocciato, si cancelleranno i coordinamenti tecnici provinciali, però, pensiamo a trovare delle forme di democrazia per ascoltare i territori altrimenti avremo sempre le solite proteste e chi grida di più, forse, ha maggiore ascolto. Abbiamo voluto dare la priorità a quelle realtà che sono state colpite anche dai tagli sulla scuola, dal dimensionamento, a quei piccoli centri interni e lontani di confine, se tagli la scuola ed il diritto alla cura vuol dire che l’istituzione, lo Stato non c’è più, con esso anche i diritti di cittadinanza. La solitudine di alcune realtà non ci può lasciare indifferenti. Allora, il fatto che le funzioni di emergenza rimangono a Sant’Angelo dei Lombardi a Sapri, per noi rappresenta un punto forte di avanzamento. Si realizzano, finalmente, le unità spinali, si dedicano alcuni posti letto in alcune realtà ospedaliere alla procreazione medicalmente assistita, le donne campane potranno realizzare il desiderio di maternità senza dover ricorrere all’estero o ad un privato che le usa come carne da macello. Tutti questi avanzamenti ci danno la possibilità, la consapevolezza, come gruppo, di avere un approccio positivo verso questo Piano di rientro. Vediamo, inoltre, con i tempi certi, che abbiamo indicato per l’accreditamento definitivo, una riduzione del peso e l’importanza che il privato ancora detiene nel panorama della Sanità campana, in particolare in quella napoletana e salernitana. Se non vi saranno sostanziali cambiamenti, il nostro gruppo voterà a favore del documento, ancora una volta. Ma la tutela dei cittadini, della salute dei cittadini, diritti dei lavoratori saranno salvaguardati solo se questi atti coraggiosi che ci accingiamo a proporre, saranno, con fermezza, volti a ridurre drasticamente gli sprechi e la gestione clientelare del potere della Sanità campana. Da domani vogliamo aumentare la spesa in Sanità, perché vogliamo una Sanità campana pubblica, gratuita e di qualità”.

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