Povertà?… In Italia una prerogativa del Mezzogiorno

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L’Italia dei poveri. O forse sarebbe più preciso dire che in Italia la povertà è una prerogativa del Mezzogiorno. A rilevarlo sono i dati forniti dall’Istat in una ricerca su ‘La povertà relativa in Italia nel 2006’. Uno studio certosino in cui è facile risalire all’analisi di un Sud che ‘arranca’ rispetto al tenore di vita mantenuto al Nord e al Centro. Partendo dal presupposto che negli ultimi quattro anni la povertà relativa è rimasta sostanzialmente stabile- così come sostanzialmente immutate sono le principali caratteristiche delle famiglie in condizione di povertà – è facile arrivare poi all’assunto che il fenomeno è più diffuso nel Mezzogiorno, dove la quota delle famiglie povere è quasi cinque volte superiore a quella osservata nel resto del Paese. La povertà è, inoltre, fortemente associata a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e all’esclusione dal mercato del lavoro: l’incidenza tra le famiglie dove due o più componenti sono in cerca di occupazione è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie senza disoccupati. Il fenomeno della povertà si caratterizza non solo per la sua diffusione ma anche per la sua gravità. L’intensità della povertà, nel 2006, è risultata pari al 20,8% e indica, in termini percentuali, di quanto la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere, pari a 769 euro al mese (era di 737 euro nel 2005), è al di sotto della linea di povertà.

Differenze territoriali
Nel Mezzogiorno, il 22,6% delle famiglie residenti risulta sotto la linea di povertà relativa, ovvero il 65% del totale delle famiglie povere.
Nel Centro-nord, dove meno del 7% delle famiglie si trova in condizione di povertà (5,2% nel Nord e 6,9% nel Centro), vive circa il 35% delle famiglie povere, nonostante vi risieda ben il 68% del totale delle famiglie.
Nel Mezzogiorno, inoltre, ad una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità: le famiglie povere presentano una spesa media mensile equivalente di 752,01 euro (l’intensità è del 22,5%), contro i 797,62 e 806,35 euro osservati per il Nord e per il Centro (17,8% e 16,9% rispettivamente).
In tutte le regioni del Mezzogiorno la povertà è molto più diffusa che nel resto del Paese; solo in Abruzzo la percentuale delle famiglie povere (12,2%) è prossima a quella media nazionale.

Le caratteristiche delle famiglie povere
Le famiglie con cinque o più componenti presentano livelli di povertà molto alti: quasi un quarto (24,3%) risulta relativamente povero e lo è oltre un terzo (37,5%) di quelle residenti nel Mezzogiorno. Si tratta per lo più di coppie con tre o più figli e di famiglie con membri aggregati, le tipologie cioè che mostrano le incidenze più elevate, rispettivamente pari a 25,6% e 17,8%. La presenza di più figli all’interno della famiglia si associa ad un disagio economico ancor più marcato se questi sono minori; l’incidenza di povertà, pari al 14,5% tra le coppie con due figli e al 25,6% tra quelle con almeno tre, sale rispettivamente al 17,2% e al 30,2% quando i figli sono di età inferiore ai 18 anni. Il fenomeno, ancora una volta, risulta maggiormente diffuso nel Mezzogiorno, dove risiede anche la maggior parte delle famiglie con tre o più figli minori; qui una famiglia su due risulta in condizione di povertà relativa. Meno diffusa, anche se su livelli comunque superiori alla media nazionale, è la povertà tra le famiglie di genitori soli: il 13,8% è povero e, nel Mezzogiorno, lo è una famiglia su quattro.

Titolo di studio
Il basso titolo di studio (nessun titolo o licenza elementare) della persona di riferimento si associa ad una incidenza di povertà, pari a 17,9%, di quasi quattro volte superiore a quella osservata tra le famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la licenza media superiore (5%); le differenze risultano relativamente più marcate nel Nord (9,5% rispetto a 2,2%). Il basso livello di istruzione è, infatti, spesso associato alla difficoltà a trovare un’occupazione o un’occupazione qualificata: se a capo della famiglia c’è una persona in cerca di lavoro l’incidenza di povertà raggiunge il 28,2% (38,2% nel Mezzogiorno), valore pari al doppio rispetto a quello osservato nel caso in cui la persona di riferimento è ritirata dal lavoro e di oltre tre volte superiore a quello osservato tra le famiglie di occupati (8,8%).
Nel Mezzogiorno l’incidenza di povertà scende sotto la media nazionale solo tra le famiglie di imprenditori e liberi professionisti (9,0%); anche per le famiglie di dirigenti e impiegati, infatti, il valore si attesta al 13,3% e sale al 27,5% per gli operai e assimilati.

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