Politiche 2022, Rotondi: “Candidarmi nel mio collegio di origine, mi sembrerebbe di rompere un idillio”

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“Sono molti i miei amici di Facebook che vivono o provengono da Avellino – scrive l’on. Gianfranco Rotondi sul suo profilo – la mia città di nascita, dove ho mosso in un’altra era biologica i miei primi passi in politica (se ne ricordano ,ahimè, solo i ragazzi come me, dai sessanta in su).

Ho avuto l’onore di rappresentare in parlamento varie città, da Avellino, appunto, nel 1994, a Rho, due volte Milano, Napoli, Pescara. Non ho mai rinunciato alla residenza ad Avellino, di cui sono orgoglioso (la mia esperienza dice che di Avellino sono orgogliosi principalmente quelli che se ne sono andati, e ne apprezzano qualità che sfuggono a chi ci vive ogni giorno).

All’impegno politico locale sì, ho rinunciato da circa ventisei anni, traendone un principale vantaggio, di non dover chiedere il voto, e dividere una comunità in elettori e non elettori.
Ad Avellino sono amico di tutti, anche di quelli che se la prendono con me sui social per le scelte politiche non sempre condivise, anche e soprattutto dei candidati con cui ora dovrei misurarmi, che stimo moltissimo e per i quali voterei, se ne condividessi le idee politiche.
Da parlamentare e da ministro sono stato a disposizione delle istituzioni (come mi hanno ricordato i tanti sindaci che mi hanno chiamato in queste ore) ma anche dei semplici cittadini, molti dei quali hanno il mio numero di cellulare. Non c’è bisogno del voto per rappresentare la comunità di cui ci si sente parte.

Lo dico qui come lo direi al bar: è questo il principale motivo per il quale sto resistendo alla pressione di chi mi domanda di candidarmi nel mio collegio di origine: mi sembrerebbe di rompere un idillio.
Aggiungo che vorrei contribuire a fare ciò che i miei maestri fecero con me, ossia spingere un carisma nuovo, una speranza di futuro per una terra difficile.
Tutto qui. Non c’è nessuna paura di un collegio difficile, perché è esattamente ciò che ho chiesto a Giorgia Meloni: di risparmiarmi il sospetto di sostenerla come premier per salvare la mia elezione in parlamento.

Ovunque io sia candidato, sarò a rischio, fa parte dei patti. A Giorgia ho chiesto di candidarsi premier in tempi non sospetti, è una cosa che ho pensato prima io di lei, per salvare il Paese e il centrodestra, non me stesso.
Tanto, se lei sarà brava e salverà il Paese e il centrodestra, a me stesso ci penserò da solo, come ho sempre fatto, da buon democristiano, per giunta della stirpe avellinese, che non va mai sottovalutata”.