Pdl – Nasce il nuovo partito, Berlusconi leader indiscusso

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Standing ovation per il nuovo presidente del “Popolo della Libertà” Silvio Berlusconi. Sulle note di ‘Meno male che Silvio c’è’ il Cavaliere ha fatto il suo ingresso alla Fiera di Roma che ha segnato la nascita del cosiddetto ‘triumvirato’, con la nomina dei coordinatori Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi. Innanzitutto una dichiarazione di intenti per il leader indiscusso del nuovo partito. ”Cercherò di non deludervi mai – ha assicurato il Cavaliere – Mi avete affidato una grande ed entusiasmante responsabilità, quella di guidarvi, di guidare il Popolo della libertà. Mi auguro di essere all’altezza”. Poi dal palco subito un affondo all’opposizione: “Questa sinistra è arretrata e faziosa. Ha ragione Tremonti: questa sinistra fa opposizione al Paese”. E il riferimento a una vecchia promessa ancora attuale: “Dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli un nuovo miracolo italiano. La nostra missione di governo è quella di portare l’Italia fuori da questa grave crisi causata da ”un virus” proveniente dagli Stati Uniti”. Prendendo poi spunto dalle parole di Gianfranco Fini sulla necessità di riformare la Carta, il presidente del Pdl ha sottolineato che ”la Costituzione va rivitalizzata e arricchita”. ”Una delle missioni della nostra maggioranza è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato – rileva – Ha ragione Fini quando usa la metafora del calabrone e della farfalla. Ora è il tempo di passare dal calabrone alla crisalide ed è tempo che la crisalide diventi finalmente farfalla. Noi faremo di tutto perché la farfalla, che rappresenta la nuova Italia, spicchi il suo volo”. E su questa materia auspica ”il confronto e il concorso dell’opposizione”. Berlusconi ribadisce quindi la sua convinzione che i poteri del premier vanno rafforzati. “Si è molto ironizzato su di me e sul ruolo di presidente del Consiglio, ma la verità è che io posso solo redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ed esercitare la mia moral suasion”, dice il Cavaliere ricordando che “i poteri che la Costituzione assegna al presidente del Consiglio sono praticamente inesistenti” e senza paragone rispetto “ai governi delle altre grandi democrazie”. Vanno quindi “rafforzati”, perché la “governabilità” è ciò di cui il Paese ha bisogno. Il tema delle riforme è stato anche motivo per un nuovo attacco all’opposizione (”C’è da dubitare sulla serietà della nostra controparte” ha scandito il Cavaliere) e per ”sfatare un luogo comune” sul federalismo: “Non è né un tributo pagato alla Lega di Bossi né una mera redistribuzione su base territoriale delle risorse fiscali e delle spese. E’ qualcosa di più in cui io e Bossi abbiamo creduto fin dall’inizio della nostra carriera comune”. Immancabile inoltre il riferimento alle prossime elezioni europee, alla luce dell’ultimo sondaggio relativo alla fine della prima giornata del congresso secondo il quale ”il Pdl ha superato il consenso del 44 per cento degli italiani”. ”Ma un grande partito non si accontenta e si candida a ottenere il 51 per cento dei consensi – torna a ribadire il leader del Pdl – Puntiamo a diventare il primo gruppo nel Ppe”. E conferma che sarà capolista alle prossime europee, replicando alle critiche di Franceschini con una sfida: ”Sarebbe bene che anche un leader dell’opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto”. Da parte sua, Berlusconi rivendica che la sua candidatura e il forte consenso elettorale conferirà un ulteriore prestigio al nostro paese sullo scenario internazionale. Dopo un’ora di discorso il Cavaliere, che ha voluto accanto a sé sul palco tutti i ‘suoi’, si è congedato tra gli applausi della platea con una promessa “assoluta”: “Sapremo uscire da questa crisi e ne usciremo bene senza lasciare indietro nessuno”. Non solo: “Cambieremo l’Italia, difenderemo la nostra democrazia e la nostra libertà”. E poi tutti insieme in coro a cantare l’Inno di Mameli. (di Nicola Manzione)

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