Pd – ‘Dissidenti’ a Vittoria: “Questo partito non è una sala giochi”

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Avellino – Quando con le primarie dell’ottobre 2007 il Pd si accingeva a quella sfida di rinnovamento che sarebbe dovuta passare per il progressivo processo di aggregazione e partecipazione di anime provenienti da esperienze diverse, nessuno – dall’interno o dall’esterno del partito – ha mai avuto la certezza che il passaggio fosse naturale e fisiologico. Che questa ‘costruzione’ – per dirla alla maniera del Pd – in Irpinia si fosse trasformata in un vero e proprio calvario non era invece così scontato. In fondo nonostante la sconfitta sul piano nazionale, il partito di Veltroni in questa provincia aveva retto con un 33 per cento di tutto rispetto che però, evidentemente, non è bastato a spianare la strada. Anzi.
Di scena questa sera al De La Ville infatti l’ennesima riprova delle profonde lacerazioni di cui soffre la forza di centrosinistra in questa provincia. Un’assemblea pubblica, quella indetta dai componenti della Direzione Provinciale autosospesi dal Partito Democratico, che si è tenuta senza la presenza del segretario provinciale Franco Vittoria, e al contrario invece con quella “delle forze alla nostra destra e alla nostra sinistra” per usare l’espressione di Lucio Fierro – che la dice lunga sul significato dell’appuntamento e sui temi che verranno nel dibattito politico in Irpinia. La dirigenza del Pd è stretta nella morsa dei ‘dissidenti’ e degli amici/nemici che saranno e di questo dovrà tenere conto nelle decisioni che prenderà in vista delle prossime amministrative. Non si tratta in ogni caso di una diaspora: “Si togliessero dalla testa che noi abbandoneremo il Pd”, ha tuonato Gerardo Adiglietti, ma non solo lui, a fugare ogni dubbio. Ma i segnali lanciati, diretti o indiretti, sono stati tanti. Quasi a dipingere l’appuntamento come un vero e proprio ultimatum al segretario provinciale. A partire proprio dal tavolo dei lavori, composto esclusivamente da donne: Vecchione, Preziosi, Cerullo, D’Amelio, Chiaradonna, Contino e Testa. “Un’ostentazione voluta”: l’ha definita Adiglietti a rimarcare quel rinnovamento e quella partecipazione di cui si sentono depauperati. E poi le parole roventi per Franco Vittoria e il gruppo dirigente. “Ci sentiamo estranei a casa nostra”: ha detto Fierro. “Scontiamo il finto congresso di giugno – ha sottolineato Amalio Santoro per un partito che sembra essere diventato una sala giochi”. “Altro che sala-giochi – ha rincarato la dose Adigliettiil Pd è diventato una bancarella che distribuisce poltrone a chi minaccia di lasciarlo”. Di “amarezza che è inutile nascondere” ha parlato Francesco Todisco, che ha poi aggiunto: “Sembra quasi che la testa del partito tragga giovamento dallo status quo”.
Franco Vittoria sotto un fuoco di fila, insomma.
Ma al contempo la matrice dissenziente reclama il ricompattamento dell’unità interna. A ‘dettare’ le condizioni della pace è Lucio Fierro. Tre i punti cardine. Le alleanze: “Devono essere le più ampie possibili e non un semplice cartello – ha precisato – ma senza inutili primarie di coalizione”. La gestione del partito: “Deve essere rispettosa e condivisa fino al congresso – ha avvertito – Non chiediamo le dimissioni di Vittoria, ma la correttezza operativa”. Infine le liste separate: “Chiediamo che ci sia concesso di concorrere al risultato elettorale con la nostra faccia e le nostre idee”.
Chi non è voluto entrare invece negli ‘affari di famiglia’ è stato Giuseppe De Mita, presente all’incontro con una “discreta” delegazione di popolari. Nel suo intervento ha spostato l’attenzione sugli scenari internazionali e nazionali accomunando il voto ad Obama a quello di Berlusconi. “E’ l’espressione della disperazione piuttosto che quella del consenso – ha detto – ciò che li ha portati all’affermazione elettorale. La crisi mondiale, di cui quella economica è solo la punta dell’iceberg, esige una risposta politica di qualità e non casuale – ha aggiunto – ed è in questo senso che le nostre misere vicende provinciali vanno inquadrate. Solo così – ha concluso – potrà aprirsi un dialogo serio e costruttivo”. Di apertura ha parlato anche Gennaro Imbriano: “Contro un governo che non voglio definire in alcun modo – ha affermato – non è possibile ripercorrere le vecchie strade sbagliate. E’ il momento di verificare se esistono i presupposti per un intesa e far ripartire il dialogo tra i partiti di centrosinistra. Non sarà facile – ha sottolineato – perché in questo momento il caos regna sovrano. Ma mettendo al centro le questioni vere, lo sforzo verso l’unità sarà premiato”. Quella che è trapelata dagli interventi esterni è stata in ogni caso la sensazione di una ‘mano’ maggiormente protesa da parte della sinistra più che da parte centrista.
In definitiva forse “non una prova muscolare” – come ha detto Adiglietti – quella odierna. Ma sicuramente una chiara presa di posizione. Di rottura interna al Pd. Una frattura che ha mostrato in tutta la sua trasparenza le debolezze che la compagine fa sempre più fatica a scrollarsi di dosso. Il tempo ad ogni modo per ricucire lo strappo c’è. Il retaggio è nonostante tutto confortante, così come la partecipazione al progetto, ampiamente rispecchiata peraltro dall’affluenza di questa sera. E proprio a proposito di presenze, tra esponenti del Pd e di altri partiti segnaliamo quelle di: Liberato Santaniello,Lanni, Pino Rosato, Nicola Di Iorio, Giuseppe De Mita, Enza Ambrosone, Lodise vicesindaco di Torella dei Lombardi, Mimmo Sarno, Carmelo Ventura, Angelo Flammia, De Nisco, Angelo Marciano. Notati nella sala anche, Palerio Abate, Alfonsina Porciello, Gennaro Imbriano e Mariagrazia Valentino, Gianluca Festa, gli assessori comunali della città capoluogo Capone, Salvatore Biazzo, Perrotta e Mirella Giova, Antonio Spina, Antonio Famiglietti, Petrozziello, Mimma Lo Mazzo, Peppino di Iorio, Sergio Barbaro, Chieffo sindaco di Bagnoli, Pasqualino Santoro, il nutrito gruppo atripaldese composto dal consigliere Tuccia, Antonacci, Federico Alvino, Renato Di Gisi,Valentina Paris (molto convincente ed apprezzato il suo intervento), Luana Evangelista. Ancora, “di passaggio” o come “osservatori”, Enzo Venezia, il primo cittadino di Aiello, Caputo e Nicola Giordano.
(di Eddy Tarantino)

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