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Tanti gli interventi che hanno preceduto le conclusioni di Lengua: Rodolfo Salzarulo (che si è chiamato fuori da Territori e Nuove Generazioni), Vanda Grassi, Lello De Stefano, Franco Vittoria, Enzo De Luca, Rosetta D’Amelio e tanti giovani che denunciano il ruolo marginale in cui si sentono relegati. Tante le questioni in campo: da chi pone il suo veto su un eventuale dialogo con l’Udc di De Mita per la gestione degli enti, a chi avrebbe preferito che la segretaria provinciale rimettesse il suo mandato nelle mani del partito dopo il risultato delle regionali, a chi chiede più dialogo con il gruppo, o meglio quel che resta del gruppo provinciale. Su tutte quella della difesa del fortino: il Comune di Avellino. Su questo il sindaco Giuseppe Galasso chiarisce: “I sindaci non sono la calamità del partito, ma la risorsa. Non sono a servizio della sudditanza del partito: sappiate che sul territorio l’immagine del partito è l’amministrazione. A chi parla degli amici del sindaco, rispondo che sono amici coloro che con me hanno condotto una campagna elettorale che sembrava impossibile e sono stati eletti. Per questo meritano rispetto, sia quelli seduti in giunta che quelli in consiglio. L’accordo va fatto con tutte le componenti, ma non si tenga fuori l’amministrazione comunale di Avellino che merita rispetto e dignità”.
E sul comune di Avellino Adiglietti suggerisce: “Non si può difendere il fortino a parole. Il sindaco ha bisogno di essere difeso qualificando la squadra amministrativa”. E sulle dimissioni della Lengua: “Avrebbe dovuto rimettere il suo mandato per un gesto di civiltà. Chiedere oggi l’azzeramento di un ufficio politico che in tutto si è riunito si e no tre volte, è la conseguenza naturale. Prendo atto ma non approvo la relazione iniziale. Dobbiamo assumerci senso di responsabilità per ripartire”.
La parola passa ora alla direzione provinciale per comprendere in quali scelte, in quali nomi, su quali persone il nuovo Pd intende puntare. La bussola l’ha tracciata, in uno dei primissimi interventi, un giovane Antonio Lavanga, che nel rivendicare, forse giustamente, più spazio per la voce dei Gd (che sono riusciti a far passare all’unanimità un loro odg per la difesa dell’acqua pubblica e in sostegno del referendum popolare ndr) chiede al senatore, figura istituzionale più alta del Pd irpino, “quanto siete disposti a cedere per il rinnovamento del partito” e che ha chiarito, dopo mesi di congresso permanente, che ‘le mozioni non sono guerre tra bande, ma patrimonio di tutto il partito’. (di Rossella Fierro)