Pd atto III: Passa la linea della Lengua. Ora parola alla direzione

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Avellino – Tre i giorni di durata dell’assemblea provinciale, 70 gli interventi chi si sono succeduti, 30 quelli in direzione provinciale. Sono questi numeri che il Pd ci consegna al termine delle ultime cinque ore di discussione odierne sul futuro del partito irpino. Unità, senso di responsabilità, rinnovamento sono i concetti del leitmotiv che ha caratterizzato tutta la discussione. Eppure non sono mancati i distinguo neanche nel voto finale sulla relazione introduttiva del segretario Caterina Lengua in attesa della prossima riunione di direzione dove a tutti sarà più chiaro cosa si intende concretamente per rinnovamento. Tutti i voti a favore, un’astensione, quella di Gerardo Adiglietti, un voto congelato, quello di Franco Vittoria che preferisce toccare con mano il ricambio prima di esprimersi. Di sicuro se Vladimir Majakovskij fosse vissuto ai giorni nostri in Irpinia non avrebbe dedicato al Pd la celebre frase Partito non rinchiuderti nelle tue stanze, ma resta amico dei ragazzi di strada: osservando le facce dei delegati mentre votano il documento della Lengua si percepisce chiaramente che adesso la ‘battaglia’ si sposta a via Tagliamento, in data ancora da definirsi. “Ho apprezzato gli interventi di tutti e vi assicuro che gli spunti e le sollecitazioni venute fuori faranno parte della futura pratica politica del partito – ha detto Lengua nell’appellarsi alla platea prima delle votazioni – Un nuovo partito da costruire che riapra alle forze di centro sinistra, ma che sia capace di trovare il bandolo della matassa delle grandi questioni (acqua, rifiuti, sanità, lavoro), dei drammi della nostra provincia, anche con altri. Questo non significa fare alleanze tradendo il ruolo di opposizione che l’elettorato ci ha affidato. Una nuova stagione politica che parte dal tesseramento 2010, passando poi per i congressi di circolo, tenendo sempre ben presente la valorizzazione delle energie giovani. Un vero partito riformista che sia in grado di rinnovare anche la sua classe dirigente”.
Tanti gli interventi che hanno preceduto le conclusioni di Lengua: Rodolfo Salzarulo (che si è chiamato fuori da Territori e Nuove Generazioni), Vanda Grassi, Lello De Stefano, Franco Vittoria, Enzo De Luca, Rosetta D’Amelio e tanti giovani che denunciano il ruolo marginale in cui si sentono relegati. Tante le questioni in campo: da chi pone il suo veto su un eventuale dialogo con l’Udc di De Mita per la gestione degli enti, a chi avrebbe preferito che la segretaria provinciale rimettesse il suo mandato nelle mani del partito dopo il risultato delle regionali, a chi chiede più dialogo con il gruppo, o meglio quel che resta del gruppo provinciale. Su tutte quella della difesa del fortino: il Comune di Avellino. Su questo il sindaco Giuseppe Galasso chiarisce: “I sindaci non sono la calamità del partito, ma la risorsa. Non sono a servizio della sudditanza del partito: sappiate che sul territorio l’immagine del partito è l’amministrazione. A chi parla degli amici del sindaco, rispondo che sono amici coloro che con me hanno condotto una campagna elettorale che sembrava impossibile e sono stati eletti. Per questo meritano rispetto, sia quelli seduti in giunta che quelli in consiglio. L’accordo va fatto con tutte le componenti, ma non si tenga fuori l’amministrazione comunale di Avellino che merita rispetto e dignità”.
E sul comune di Avellino Adiglietti suggerisce: “Non si può difendere il fortino a parole. Il sindaco ha bisogno di essere difeso qualificando la squadra amministrativa”. E sulle dimissioni della Lengua: “Avrebbe dovuto rimettere il suo mandato per un gesto di civiltà. Chiedere oggi l’azzeramento di un ufficio politico che in tutto si è riunito si e no tre volte, è la conseguenza naturale. Prendo atto ma non approvo la relazione iniziale. Dobbiamo assumerci senso di responsabilità per ripartire”.
La parola passa ora alla direzione provinciale per comprendere in quali scelte, in quali nomi, su quali persone il nuovo Pd intende puntare. La bussola l’ha tracciata, in uno dei primissimi interventi, un giovane Antonio Lavanga, che nel rivendicare, forse giustamente, più spazio per la voce dei Gd (che sono riusciti a far passare all’unanimità un loro odg per la difesa dell’acqua pubblica e in sostegno del referendum popolare ndr) chiede al senatore, figura istituzionale più alta del Pd irpino, “quanto siete disposti a cedere per il rinnovamento del partito” e che ha chiarito, dopo mesi di congresso permanente, che ‘le mozioni non sono guerre tra bande, ma patrimonio di tutto il partito’. (di Rossella Fierro)

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