Avellino – Il secondo round della direzione provinciale di ieri – il prossimo appuntamento è in programma venerdì – non ha mancato di fornire nuovi spunti al dibattito tutto interno al Partito Democratico. Il percorso che dovrebbe portare alla convocazione della platea congressuale per il riassetto del soggetto politico ha fatto registrare infatti molti interventi, con su tutti l’appello di Enzo De Luca. Non ha usato giri di parole, ne ha difettato di senso di autocritica, il senatore, nel descrivere lo status quo del partito e bacchettare “chi rema contro” nel superamento di quelle lacerazioni che restano inevitabilmente il primo dei problemi del partito di via Tagliamento. Parole senz’altro forti quelle usate da De Luca, ma che potrebbero rappresentare la vera e propria chiave di volta per la ripartenza del dopo regionali a cui è chiamato il Pd. Ne sono convinti in molti. Tra questi Gerardo Adiglietti, protagonista tra i più attivi nella riunione di ieri, e con il quale abbiamo provato ad analizzare i “lavori in corso” nel cantiere politico del più importante partito di centrosinistra.
Adiglietti, la sensazione è che lei alla prima linea negli ultimi mesi abbia preferito le retrovie, partecipando più da ‘osservatore’ alle evoluzioni interne al Pd. Ieri invece ha contribuito da primo attore al dibattito. Si è trattato di calma prima della tempesta?
“Durante la celebrazione dell’ultimo congresso provinciale, noi – parlo al plurale in nome del circolo cittadino in cui mi riconosco insieme a Nando Romano ed altri amici, Laboratorio Democratico appunto – provammo a dare un segnale forte di svolta, favorendo con il nostro appoggio la chiusura, anche se risicata, dei lavori. Lo facemmo col chiaro intento di creare i presupposti per una rinascita del partito che, dal punto di vista istituzionale, avrebbe avuto proprio nelle elezioni regionali il suo momento clou. Tutti sembravamo d’accordo su questo, anche le anime delle altre aree, dai bersaniani, al gruppo di Territori e Nuove Generazioni, passando per gli ‘invisibili’ di Vittoria, ognuna evidentemente con le proprie motivazioni e speranze. La storia ci dice invece che le cose non sono andate così, con il post-congresso che non si è affatto sviluppato come auspicavamo. La cooptazione che ha portato alle candidature per le regionali, in questo senso, è stata solo la punta di un iceberg, mentre la lista presentata ed il suo risultato, la naturale conseguenza di questo problema. Rispetto a tutto ciò, il mio atteggiamento non è stato quello di chi si siede sulla riva del fiume aspettando di vedere passare qualche cadavere, ma semplicemente in linea con quanto fu stabilito all’indomani del congresso, nell’esclusivo interesse del partito“.
A proposito di campagna elettorale, Laboratorio Democratico ha apertamente appoggiato Rosetta D’Amelio, una scelta che si è rivelata vincente…
“Anche questa decisione è arrivata in perfetta coerenza rispetto alla linea di condotta che ci eravamo prefissi. Sostenendo Rosetta D’Amelio ci siamo dati tre obiettivi da raggiungere: riequilibrare a livello istituzionale il Pd, ‘svoltare’ nella organizzazione interna, e avviare un percorso pacificato per il confronto politico”.
Alla luce anche di questi intenti cosa si aspetta Adiglietti dall’imminente, a quanto pare, assemblea?
“Innanzitutto l’auspicio è che dalla terza sessione della direzione se ne esca con una data certa per la sua convocazione. Poi bisognerà celebrarla tenendo ben presenti i due profili, quello nazionale e quello locale. A livello centrale il partito ci chiede di concentrarci su tre grandi questioni: il lavoro ed il sostegno alle famiglie, la riforma elettorale ed il secco no alle candidature imposte dall’alto, ed il tema sempre vivo del conflitto d‘interessi in politica. A questo bisognerà aggiungerci il nostro, sul piano provinciale, ricominciando a fare politica. Diciamolo chiaramente, oggi il Pd irpino non ha una linea politica. La separazione forte da De Mita ha portato delle ripercussioni che non sono ancora state superate. Serve dunque un ordine del giorno che avvii un preciso percorso politico, che fissi obiettivi chiari e che metta in campo le progettualità adeguate per realizzarli. In questo senso è importante accelerare con la celebrazione dei congressi di circolo, con i comitati di zona e con la consulta degli amministratori. Si tratta di passaggi obbligati per dare certezza sulla composizione organizzativa del partito. Le divergenze si possono superare solo con la progettualità: gli organismi dirigenti vanno eletti dopo i congressi. Terminato, poi, questo percorso ci sarà tempo per lavorare con serenità, anche se fino ad un certo punto. L’anno prossimo saranno 29 i comuni irpini al voto, e tra questi ci sono anche centri importanti. All’appuntamento bisognerà arrivare doverosamente preparati”.
Proprio rispetto alle sfide politiche ed istituzionali che verranno, come deve evolvere lo scenario delle alleanze?
“Il confronto con le forze di prossimità è assolutamente indispensabile. Con la vicina Idv è già vivo ed aperto un dialogo costruttivo, ma bisogna necessariamente guardare anche al recupero del rapporto con la sinistra, che se è vero che si trova frazionata in mille rivoli, resta una risorsa fondamentale e a cui dobbiamo rapportarci. Poi c’è l’affollatissimo centro dei vari Casini, Rutelli, ecc…, una vera e propria folla stereotipata che in questo momento sembra avere come unico effetto quello di soffocare se stessa. Anche con loro è opportuno stabilire una frontiera del dialogo. E’ chiaro, in ogni caso, che la sterzata deve partire dal Pd, dalla sua credibilità, e, di conseguenza, dalla sua capacità di essere attrattivo”.
Infine una riflessione. Il Pd sembra non essersi mai riuscito a scrollare di dosso il diverso retaggio delle due anime fondanti: Ds e Margherita. Un’eredità che al di là dell’emorragia demitiana sembra essere la causa di tutti i mali. Cosa ne pensa?
“L’elezione della D’Amelio mi ha reso felicissimo anche rispetto a questa considerazione. A lei è andato un voto trasversale, da parte di tanti ex, ex comunisti, ex democristiani, e non solo. Voglio credere che questa iniezione di fiducia sia il viatico di un Pd che ritrova la sintesi, come sembrano confermare le stesse parole spese da De Luca. Intervento forte, il suo, con ammissioni di colpe, giocate, però, nell’interesse del partito. In questa autocritica io ci leggo la volontà di voltare pagina. Chi ha sposato questo progetto sapeva che il percorso della sua costruzione non sarebbe stato né semplice, né breve. Concordo assolutamente sul fatto che chi non ci crede deve farsi da parte, anche perché se c’è qualcuno che pensava esclusivamente al potere, ha evidentemente sbagliato, perché oggi, per noi, di potere ce n’è poco”. (di Eddy Tarantino)
