Pay Tv illegale, indagato irpino: nei segreti dell’associazione

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Associazione a delinquere dedita al 'card sharing', la condivisione illecita, attraverso la rete, dei servizi di alcune tra le maggiori piattaforme pay tv. L'ha scoperta la guardia di finanza di Trento, a conclusione di un'indagine in cui nelle ultime 24 ore il comando provinciale del capoluogo, con altri reparti, ha effettuato 92 perquisizioni, con sequestri, in Trentino Alto Adige, Lazio, Abruzzo, Veneto e Calabria. Danno al mercato di settore stimato in circa un milione di euro, Trento, 20 Novembre 2015. ANS/US/ GUARDIA DI FINANZA +++ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING+++

di Andrea Fantucchio – Un irpino nell’indagine della Polizia di stato sulla Tv pirata. E’ un 39enne di Avella, in provincia di Avellino. Sul suo conto sono stati trovati 71mila euro e versamenti che arrivavano da Bulgaria e Irlanda. L’associazione, per gli investigatori, aveva centinaia di acquirenti. Gli indagati, online, utilizzavano dei nomi in codice. Non mancava “Belzebù“, ma anche il “Proff” o il “Megaloman

L’operazione Eclissi 

Un’operazione, chiamata “Eclissi”, coordinata dalla Procura di Roma e dalle agenzie europee Europol ed Eurojust. Per gli inquirenti gli indagati convertivano il sistema analogico della PayTv e lo trasformavano, illegalmente, in web-digitale. Nell’indagine hanno collaborato Polizie e Procure di alcuni Stati Europei: Italia, Paesi Bassi, Bulgaria, Francia e Grecia.
Le 58 pagine del decreto di sequestro a carico di 23 persone, firmato dal giudice per le indagini preliminari di Napoli Fabio Provvisier, emerge come l’associazione avesse base proprio Napoli. Gli indagati, fra quali proprio l’avellano, attraverso una piattaforma pirata per 12 euro al mese, offrivano coppe europee, partite di serie a, film e serie Tv.
Le tre centrali televisive, scrive il gip, si trovavano nel capoluogo partenopeo, in via dell’Abbondanza, Centro direzionale e Marianella. Un 41enne era la mente del’organizzazione.

“Pezzotti” di Netflix, Dazn, Sky

All’estero c’erano spazi informatici che ritrasmettevano il segnale di Netflix, Dazn e Sky. Reti commerciali, di acquirenti e rivenditori, che coinvolgevano anche numerose regioni italiane: Campania, Puglia, Veneto, Lombardia, Calabria e Sicilia.
Sky, grazie a propri accertamenti, avrebbe ricostruito dinamiche su come agiva la piattaforma Xtream Codes: gestiva con procedure di codifica fissa (hard coded), l’istallazione e il backup di tutte le infrastrutture IPTV pirata, essendo necessario, in fase di configurazione iniziale della piattaforma, l’inserimento delle credenziali di amministrazione.