Parkinson, casi in aumento in Irpinia. Cicarelli: “Non è più solo la malattia della terza età”

Parkinson, casi in aumento in Irpinia. Cicarelli: “Non è più solo la malattia della terza età”

31 Maggio 2019

Marco Grasso – In Irpinia un ultrasessantenne su 100 è affetto da Parkinson. Numeri in linea con il dato nazionale e che si traducono in diversi migliaia di malati in provincia di Avellino. “Sono cifre importanti, significative che, purtroppo, rispetto al passato, interessano sempre di più anche persone più giovani, 50enni, se non addirittura 40enni. Se in passato il Parkinson era visto come una patologia della terza età, oggi non è più così”.

Al Carcere Borbonico per una tavola rotonda sul tema della pratica teatrale nelle sue applicazioni terapeutiche, il neurologo Giulio Cicarelli si sofferma sulle cause della maggiore diffusione della malattia. A sua detta incidono più i fattori ambientali di quelli genetici. “Viviamo in un modo dove il rischio di esposizione a sostanze tossiche, e quindi potenzialmente neurotossiche, è molto frequente. Non abbiamo dati scientifici precisi a supporto, ma è prevedibile che questo trend si vada purtroppo consolidando anche in futuro”.

Al dibattito, incentrato sulla funzione di recupero che può avere il teatro, erano presenti anche Maria Cristina Lenzi della Soprintendenza Beni Culturali Avellino, il regista teatrale Marco La Placa, Paola Saccardo, artista e presidente “Ars Longa”, la psicologa Virginia Valentino, la pedagogista Epifania Gimmelli, Salvatore Cardone, regista teatrale e Maria Livia Del Giudice, attrice non professionista.

“Il teatro è una terapia complementare che integra le cure classiche per il Parkinson, stimolando le funzioni della memoria e del movimento, ma anche quelle emozionali, perché i malati vivono spesso e volentieri difficoltà nel socializzare, nel rapportarsi con gli altri”, precisa Cicarelli.

Il teatro, insieme alla musica, la danza e alcune pratiche orientali, è diventata una terapia importante anche per gratificare e far sentire meno solo i malati di Parkinson. “Non è facile avvicinare i malati a queste pratiche perché significa mettere in piazza i propri disagi, le proprie difficoltà. E’ importante che anche la famiglia sostenga e stia vicina ai propri cari, anche in queste occasioni. E’ una strada che si percorre insieme”, conclude il neurologo del Moscati.

Subito dopo il confronto è andata in scena la performance teatrale “La Nave” a cura del laboratorio “Teatro in movimento” composto da persone con malattia di Parkinson, diretto da Marco la Placa.