Nella chiesetta dedicata a San Bernardino a San Severo, nei pressi del cimitero, c’è un Cappuccino che ogni mercoledì scaccia via i diavoli. Lo fa da sessant’anni, praticamente da quando ha cominciato a dir messa. Si chiama padre Cipriano De Meo, appartiene allo stesso Ordine di Padre Pio, e tutti ormai lo conoscono per il suo potere di combattere il demonio. I suoi ottantacinque anni sono testimonianza del tempo che passa. Nel convento dei Cappuccini la sua ieratica figura incute rispetto. La sua carriera di esorcista ebbe inizio nel 1949, nel convento di Gesualdo. “Ero tra i più giovani monaci, e da poco era diventato sacerdote. Suonarono alla campanella del convento, e mi toccò andare ad aprire. Davanti ai miei occhi si pararono due uomini e una donna che, subito notai, aveva occhi strani. D’un tratto la donna face un balzo sollevandosi per circa un metro da terra, poi con voce cavernosa mi gridò in faccia: “Sono il diavolo”. Non mi impressionai e le risposi: Mi chiamo padre Cipriano, piacere”. Ma quello di Gesualdo non fu un episodio unico. I contadini lo iniziarono a chiamare per liberare i terreni dalle invasioni di vermi, per benedire le famiglie e per proteggere il territorio gesualdino. Anni al servizio della comunità irpina per poi trasferirsi a Serracapriola, paesino di confine con il Molise. Lo stesso convento dove studiò anche Padre Pio. E in quel posto padre Cipriano incrociò la sua storia con quella di un altro Cappuccino, morto in odore di santità nel 1616, e con la fama di grande esorcista: padre Matteo da Agnone, poi diventato Servo di Dio. Di questo antico esorcista padre Cipriano è diventato vice postulatore per la relativa causa di beatificazione. E, manco a dirlo, fino a qualche anno fa il convento di Serracapriola, come oggi la chiesetta di San Severo, era diventato punto di approdo di centinaia e centinaia di persone che si dicevano attinte dagli artigli di Satana: venivano da ogni dove, anche da Torino, riconosciuta capitale italiana dell’esoterismo e della magia nera. Dietro la sua porticina nei pressi del chiostro, una folla di donne e uomini di tutte le età attendevano una risposta, un gesto che li sapesse sollevare da una angoscia senza tempo e partorita dal mistero. Affascinante e terrificante la descrizione di come si presenta la possessione demoniaca. “Gente che non può passare davanti a una chiesa o che cade in deliquio se gli mettono di fronte un Crocifisso. C’è pure chi racconta di aver trovato treccioline di capelli nel cuscino o di aver vomitato chiodi e spilli; altri che non hanno più la forza di alzare un capello, mentre pile di attestati medici certificano l’assenza di ogni patologia”. E la donna di Foggia posseduta dal demonio del sesso, il ragazzo di Barletta, la strana ragazzina che i genitori hanno portato da Torino e che invitata da Cipriano a disegnare sulla carta un Crocefisso lo disegna capovolto. Sono sintomi e segnali inesplicabili, come il caso di quella donna – il Cappuccino ne conserva ancora la registrazione che parlava una lingua sconosciuta e spesso ripeteva, come significativo intercalare, una strana parola: “Renolig, renolig”. Esiste il mondo dell’Anticristo, e se è vero che per un cristiano credere all’esistenza del diavolo è una verità di fede, è anche indubitabile che ai giorni nostri e nelle nostre zone, sette sataniche e messe nere sono di quotidiana attualità.
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