Operazione Pantera Rosa: sei arresti, una donna il capo

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Montoro Superiore – Ennesimo colpo alla centrale dello spaccio: è stata questa la premessa dell’Operazione Pantera Rosa, presentata questa mattina dal Colonnello Gianmarco Sottili, dal sostituto procuratore Maria Luisa Buono e dal Capitano della Compagnia di Avellino Nicola Mirante. Un’azione repressiva che ha portato al coinvolgimento di nove persone, sei delle quali sottoposte alla misura dell’arresto mentre le restanti tre ‘beneficiate’ grazie ad una condotta ricadente nella concessione dell’indulto. “Operazioni del genere – ha spiegato il Colonnello Sottili – ci fanno tirare un sospiro di sollievo. Tra l’altro in questo contesto il fattore principale che ci ha permesso di incastrare i responsabili è stata la reiterazione dei reati”. “L’indagine – ha incalzato il sostituto procuratore Buono – è stata complessa. La nuova normativa fissa un limite per ritenere reato il possesso di sostanze stupefacenti. Proprio alla luce della legge gli spacciatori si sono ‘attrezzati’, utilizzando negli scambi quantitativi minimi di stupefacenti”. Dunque, per contrastare gli espedienti utilizzati dai malviventi e poter parlare di reato gli inquirenti hanno riscontrato maggiori difficoltà pratiche e la via d’uscita è stata la reiterazione. Le prove in merito alla condotta reiterata hanno permesso infatti di incastrare i 10 responsabili a cui è stato contestato l’art. 73 C.P. (detenzione e spaccio di stupefacenti, ndr). Incredulità anche per quanto riguarda la rete di acquirenti: “Una notevole quantità di clienti, tutti giovani e molti di buona famiglia, anche avellinesi”.

Il fatto
I carabinieri di Avellino hanno smantellato una rete di spacciatori di droga che riforniva eroina, cocaina ed hashish in gran parte della provincia. L’organizzazione, abilmente gestita da una giovane donna di Montoro Superiore, creava un flusso costante tra le grandi basi di spaccio del napoletano e gli acquirenti irpini, con ricavati superiori al 300 per cento del costo d’acquisto delle sostanze. Le indagini, partite nel 2006 (coordinate agli albori dal Pm Santoro, ndr) nella durata di oltre un anno hanno consentito di identificare dieci persone ben organizzate e con compiti ben definiti che dal napoletano introducevano in Irpinia le sostanze stupefacenti per immetterle sul mercato locale. L’operazione, costantemente seguita e diretta dalla Procura di Avellino nella persona del Procuratore Mario Aristide Romano e del sostituto procuratore Maria Luisa Buono, costituisce un importante punto di svolta nel contrasto al locale traffico di sostanze stupefacenti. L’attività svolta dagli inquirenti ha infatti portato alla luce una rete organizzata su schemi aziendali in cui l’obiettivo principale è l’interesse economico perseguito in tutti i modi possibili. Una dinamica in controtendenza rispetto a quelle finora registrate: non si è più di fronte ai singoli pusher, spesso tossicodipendenti, che agiscono per proprio conto con ricavati marginali. La giovane 24enne Claudia D’Angelo, che per i comportamenti tenuti e la capacità organizzativa è risultata l’indiscusso leader del gruppo, non avena scrupoli nel cercare di mantenere alto il profitto dell’organizzazione ricorrendo anche a spedizioni punitive e ad atti intimidatori quando la sicurezza della consorteria risultava in pericolo. Al punto tale che un giovane tossicodipendente su disposizione del ‘capo in rosa’ è stato violentemente picchiato, minacciato e abbandonato in aperta montagna per aver rivelato qualche informazione ai carabinieri sulle modalità di acquisto della droga. La violenza, sollecitata dalla spregiudicatezza e condita dal desiderio di arricchirsi, ha spinto il gruppo ad utilizzare per i propri traffici anche ragazzi minorenni allettandoli con l’effimero gusto del facile guadagno. L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba di oggi ha portato in carcere sei persone – quasi tutti incensurati e con a carico solo qualche segnalazione – appartenenti alla efficientissima rete di spacciatori: Massimo Picariello (30enne), Massimo Giordano (33enne), Claudia D’Angelo (24enne), Virgilio Riccio (27enne), Michele Giliberti (26enne), Sebastiano Giliberti (24enne). Altri, seppur riconosciuti perfettamente colpevoli, saranno perseguiti a piede libero in quanto nei loro confronti è applicabile l’indulto. Ancora al vaglio della Procura dei minorenni di Napoli la posizione dell’ultimo degli indagati, un giovane non ancora maggiorenne ritenuto responsabile di essere uno dei più fidati collaboratori della giovane 24enne. Nonostante i vari accorgimenti utilizzati dagli indagati per celare i loro movimenti e i loro traffici, i carabinieri sono riusciti a decifrare il linguaggio in codice (‘caffè’, ‘cd’, ‘trippa bianca’, ecc.) intercettando e documentando gli scambi. Le indagini condotte attraverso l’uso di strumentazione tecnica ma soprattutto di lunghi ed estenuanti pedinamenti ed appiattimenti, hanno permesso di ricostruire anche il flusso delle sostanze stupefacenti immesse nella provincia. Ancora una volta il punto principale di approvvigionamento è stato il napoletano con prezzi di vendita di tre o quattro volte inferiori rispetto a quelli praticati dagli spacciatori irpini. L’organizzazione, infatti, una volta acquistata la droga sul mercato partenopeo moltiplicava le dosi con ‘il taglio’ e raddoppiava il prezzo ottenendo ingenti ricavati. La rete, seppur non direttamente legata alla criminalità organizzata, per le modalità di organizzazione e la vicinanza ad alcuni soggetti ritenuti vicini ai clan, aveva acquistato comunque una certa territorializzazione che cercava di mantenere opponendosi anche con l’uso della forza ad eventuali tentativi di concorrenza. Il punto di partenza degli inquirenti è stata proprio una pluripregiudicata di Avellino che da sempre è ritenuta vicina ad un clan locale la quale, prima del suo arresto avvenuto nel febbraio 2006 a causa di un residuo di pena, ha lasciato la propria eredità criminale e spazio di azione alla 24enne che, grazie alle sue capacità, ha saputo emergere ed affermarsi come punto di riferimento per gli acquirenti. Gli arrestati sono ora nel carcere di Avellino in attesa di essere interrogati dal Gip. (m.d.p.)

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