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L’indagine, partita da Pompei, ha dovuto subire una sorprendente espansione territoriale in diversi comuni della Campania come Mercogliano e Serino, San Nicola La Strada (CE), Napoli e Giugliano in Campania (NA), ed oltre, accertando che diverse strutture alberghiere si sostenevano esclusivamente con i proventi della prostituzione. Le prostitute sono arrivate a guadagnare in un giorno circa 3.000 euro. Il gruppo criminale che aveva allestito il giro di prostituzione, disponeva di un’ampia scuderia di donne per poter soddisfare qualunque tipo di richiesta, e la tipologia dei clienti che a loro si rivolgevano era variegata, appartenente ad ogni ceto sociale. La tecnica del procacciamento dei clienti avveniva anche mediante inserzioni di annunci su riviste e quotidiani a tiratura anche nazionale, pagati esclusivamente dalla prostituta al prezzo di 85 euro.
Per l’organizzazione della dislocazione sul territorio delle varie prostitute nulla era lasciato al caso; infatti, i vertici dell’organizzazione, sulla scorta di un rigido scadenzario, facevano ruotare le prostitute in ogni luogo da loro prescelto, seguendo veri e propri turni di servizio, ricadenti anche nei giorni festivi e tenendo conto anche dell’eventuale concorrenza di altre prostitute e, lì dove prevista, veniva inviata la ragazza più avvenente. Il prezzo di ogni prestazione sessuale non era a libera scelta della prostituta, ma era imposto dal vertice dell’organizzazione nella misura di 130 euro e rispondeva ad un rigido protocollo, poiché nel prezzo doveva essere compresa la cifra di 30 euro da elargire alla struttura ricettiva, 50 euro da elargire comunque a R.M. che reggeva il gruppo, e 50 euro intascati dalla prostituta, rimanendo a suo carico le spese per l’autista e per l’annuncio.