Operazione Grande Carro, i tentacoli della mafia foggiana sull’Alta Irpinia

Operazione Grande Carro, i tentacoli della mafia foggiana sull’Alta Irpinia

27 Ottobre 2020

“La proiezione internazionale ha evidenziato come la criminalità organizzata sia andata ancora una volta a dirigersi e posizionarsi in quei Paesi nei quali è minore la resistenza e più debole la legge quindi abbiamo Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, laddove sono state sviluppate indagini grazie alla collaborazione che questi Paesi hanno dato”.

Così il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho nel corso della videoconferenza sull’operazione “Grande Carro” che ha disvelato gli interessi della criminalità nel settore dell’agroalimentare. L’indagine del Ros, avviata dalla cattura in Romania del latitante Francesco Russo, ha avuto come parte focale la “batteria” Sinesi-Francavilla, un’organizzazione mafiosa foggiana sviluppatasi alla fine degli anni ’80 nella provincia di Foggia, la cui esistenza è stata giudiziariamente accertata da numerose sentenze passate in giudicato, ed ha permesso di evidenziare l’esistenza di una articolazione della stessa batteria attiva nel capoluogo della Capitanata e in comuni limitrofi – Orta Nova, Ascoli Satriano e Cerignola – con interessi su Rimini e nell’alta Irpinia, come in Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca.

L’operazione ha portato all’arresto di 48 persone indagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, concorrenza illecita con minaccia o violenza, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

“Ciò che credo costituisca l’aspetto più significativo dell’operazione – ha aggiunto de Raho – è che la società foggiana non si muove solo per la consumazione di reati tradizionalmente mafiosi. È noto che abbia armi e che commetta una attività estorsiva a 360 gradi, ma ciò che credo costituisca un aspetto ancora più significativo è che la società foggiana ha assunto il modello tipico delle organizzazioni mafiose attraverso la gestione di affari e quindi attraverso una articolazione imprenditoriale con articolazione economico-finanziaria”.

Per il procuratore nazionale antimafia “l’operazione dimostra come questa batteria abbia delle proprie attività economiche, imprese su cui si muove e che costituiscono i soggetti economici a cui le vittime dell’estorsione sono costrette a versare somme di denaro o a lasciare la commessa e cederla ai prestanome indicati dalla stessa societa’ foggiana”.

La pressione estorsiva esercitata dal sodalizio era a carico principalmente di aziende agricole ma anche di ditte di trasporti e di onoranze funebri, e di società attive nella realizzazione di impianti eolici e del movimento terra.

“L’Europa deve stare tranquilla e serena sul monitoraggio che viene sviluppato non solo dalle procure distrettuali ma anche delle forze di polizia: arresti e sequestri sono all’ordine del giorno”, la rassicurazione di de Raho. “Abbiamo di fronte un inserimento pieno della criminalità organizzata all’interno dell’economia: questo è sicuramente un fattore negativo. Ma di fronte a questo fattore fortemente negativo c’e’ stata una risposta straordinaria”.

“La Comunita’ europea puà essere anche preoccupata delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel piano dei finanziamenti ma noi abbiamo dato una risposta. L’Ue deve stare tranquilla: se vengono dati dei finanziamenti potranno essere oggetto di truffe ma c’è una risposta sempre pronta da parte di tutti quanti. Pronta ed efficace”.