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Nel corso del precedente blitz dei Carabinieri furono rinvenute e sequestrate non solo 5 mila monete, ma anche tutti macchinari ed i materiali per la loro realizzazione (presse, macchina per l’elettroerosione e trinciatrice). Il proprietario insieme ad altre tre persone furono tratte in arresto. Poco dopo la convalida dell’arresto il fabbro proprietario dell’azienda artigiana di Montella fu rimesso in libertà: tuttavia le indagini sono proseguite di pari passo con le vicende giudiziarie che hanno visto coinvolti i falsari. Dalla riammissione in libertà degli indagati, infatti, i Carabinieri di Montella non hanno mai smesso di tenere sotto controllo i movimenti, le attività e le frequentazioni di ciascuno di loro, ricostruendo così dettagliatamente i traffici illeciti degli stessi. In particolare a Montella, avvalendosi di manodopera specializzata e sofisticate apparecchiature per la lavorazione dei metalli, il proprietario dell’azienda oltre a fornire un prodotto qualitativamente del tutto simile alle monete della zecca dello Stato, permetteva le velocizzazione dell’illecito ciclo produttivo con notevole incremento del prodotto finale. I due complici, invece, si occupavano l’uno di immettere sul mercato il prodotto “finito” approfittando delle proprie attività commerciali, l’altro di smerciare le monete false rivendendole a terzi, nonchè di gestire, organizzare e tenere saldi i contatti con tutti componenti dell’associazione. Dagli ulteriori accertamenti effettuati nel corso degli anni è infatti emerso che si era costituito un vero e proprio sodalizio criminoso nel quale le quattro persone arrestate nella notte hanno svolto un ruolo attivo e determinante.
L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione e falsificazione di monete. Gli elementi raccolti, inoltre, messi a disposizione della Procura di Reggio Calabria hanno permesso la ricostruzione di un intricato puzzle che ha visto coinvolte 162 persone in tutta Italia tutti implicati nel medesimo disegno criminoso e che ha portato nel tempo ad immettere sul mercato monete e banconote false per svariate migliaia di euro. L’operazione di questa notte dei Carabinieri ha consentito non solo di interrompere e bloccare per sempre l’attività illecita della diffusa associazione a delinquere, ma ha permesso anche di tutelare ignari consumatori dal rischio di maneggiare e disporre di monete e banconote false. Dopo le formalità di rito gli arrestati sono stati tradotti presso il carcere di S. Angelo dei Lombardi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Complessivamente sono centonove ordinanze di custodia cautelare emesse dalla magistratura di Reggio Calabria nell’ambito di dell’operazione finalizzata a colpire l’attività dell’organizzazione dedita allo spaccio di banconote falsificate. L’operazione, denominata “Giotto”, ha coinvolto anche alcune località di Paesi esteri, tra cui Spagna, Lituania e Germania. Le persone coinvolte nell’operazione, secondo l’accusa, avevano dato vita a una vera e propria holding criminale. Il lavoro investigativo, coordinato dalla Dda della città dello Stretto, ha scoperto che gli indagati avevano costituito un’organizzazione a rete con ramificazioni anche all’estero. Nel corso dell’attività investigativa i Carabinieri hanno scoperto quattro laboratori per la falsificazione di monete, banconote e valori bollati, sequestrando danaro per un milione e 240mila euro.