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Questo tipo di frode transnazionale è conosciuta come “interposizione fittizia” o più comunemente “Frodi Iva Carosello” in quanto, di sovente, gli stessi beni “importati” in frode sono oggetto di ulteriori analoghi fittizi passaggi verso altri Stati comunitari moltiplicando, così, più volte gli importi frodati; gli organizzatori delle frodi riescono anche ad azzerare il costo dei beni stessi in danno dei paesi comunitari coinvolti. In tal modo, gli organizzatori della truffa, hanno potuto commercializzare complessivamente almeno 80.000 apparecchi per la telefonia mobile ed altri prodotti elettronici ed informatici in evasione all’I.V.A. comunitaria ponendo in essere, altresì, una sleale concorrenza di mercato nel particolare settore, perché la merce veniva venduta a prezzi assai più bassi di quella commercializzata dai rivenditori onesti. Sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Avellino complessivamente 11 persone: C.F. 41 anni di Milano, i coniugi P.A. 46 anni e C.R. 37 anni di Manocalzati, N.C. 48 anni, N.E. 37 anni, R.P. 38 anni ed I.L. 43 anni di Avellino per una organizzazione e, per l’altra, C.G. 65 anni di Ottaviano, B.F.T. 33 anni, T.C. 36 anni e T.G. 37 questi ultimi tutti di Avellino; segnalate, inoltre, sei società a responsabilità limitata (cinque di Avellino ed una di Benevento) delle quali quattro sono state utilizzate per la commissione della frode posta in essere a beneficio delle restanti due. Gli organizzatori della frode all’I.V.A., al fine di giustificare la notevole movimentazione finanziaria inerente i fittizi passaggi di merce tra i soggetti interposti, hanno registrato nella contabilità ed eseguito (o fatto eseguire) oltre 300 trasferimenti di danaro contante (di importo superiore alla soglia consentita di 12.500 euro) per un importo complessivo di più di 8 milioni di euro. Conseguentemente nei loro rispettivi confronti, sia quali “soggetti pagatori” che quali “soggetti percipienti”, si sono configurati gli estremi per la contestazione anche di violazioni alle disposizioni valutarie vigenti, sanzionate con la pena pecuniaria dall’1 per cento al 40 per cento dell’importo irregolarmente trasferito.