Operazione ‘Ghost phone’ – La Finanza scopre un’ingente frode Iva

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Il Nucleo di Polizia Tributaria di Avellino, a conclusione di due anni di articolate indagini, porta alla luce una ingente truffa ai danni dello Stato perpetrata nel settore delle frodi all’I.V.A. comunitaria. L’importante risultato giunge al termine di complesse indagini di Polizia economico-finanziaria volte al contrasto dell’evasione fiscale internazionale ed alla tutela della libera concorrenza e del mercato, è pervenuto all’individuazione di due distinte organizzazioni criminali dedite alla evasione dell’I.V.A. intracomunitaria, entrambe gravitanti attorno a soggetti fisici e giuridici residenti nella Provincia irpina. Originate da precise indicazioni del Comando Provinciale e sviluppatesi per circa due anni sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, le indagini hanno portato alla luce un particolare sistema di frode ai danni dello Stato realizzata attraverso l’importazione in Italia di circa 80.000 apparecchi per la telefonia mobile, televisori ed altro materiale elettronico ed informatico di provenienza comunitaria per un valore complessivo di oltre 25.000.000 di euro a cui corrispondono almeno 5.000.000 di euro di I.V.A. frodata ai danni dell’erario. L’evasione è stata infatti posta in essere tramite l’utilizzo di soggetti fittiziamente interposti (cosìdetti “Missing Trader”) che, sulla base delle indicazioni delle ‘menti’ dell’organizzazione, avevano la precipua funzione di accollarsi un debito I.V.A. che poi, di fatto, risultava non esser mai corrisposto all’erario. Soggetti economici simulati dunque, che apparentemente acquisivano i beni qualificandosi quali ‘primi acquirenti nazionali’, tenuti al versamento dell’I.V.A. a debito connessa all’acquisto. Di fatto, invece, erano vere e proprie ‘teste di legno’, strumentalmente interposte dagli organizzatori della frode in transazioni fra operatori U.E. (ubicati principalmente in Germania, Gran Bretagna e Spagna) ed i reali destinatari nazionali dei beni.
Questo tipo di frode transnazionale è conosciuta come “interposizione fittizia” o più comunemente “Frodi Iva Carosello” in quanto, di sovente, gli stessi beni “importati” in frode sono oggetto di ulteriori analoghi fittizi passaggi verso altri Stati comunitari moltiplicando, così, più volte gli importi frodati; gli organizzatori delle frodi riescono anche ad azzerare il costo dei beni stessi in danno dei paesi comunitari coinvolti. In tal modo, gli organizzatori della truffa, hanno potuto commercializzare complessivamente almeno 80.000 apparecchi per la telefonia mobile ed altri prodotti elettronici ed informatici in evasione all’I.V.A. comunitaria ponendo in essere, altresì, una sleale concorrenza di mercato nel particolare settore, perché la merce veniva venduta a prezzi assai più bassi di quella commercializzata dai rivenditori onesti. Sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Avellino complessivamente 11 persone: C.F. 41 anni di Milano, i coniugi P.A. 46 anni e C.R. 37 anni di Manocalzati, N.C. 48 anni, N.E. 37 anni, R.P. 38 anni ed I.L. 43 anni di Avellino per una organizzazione e, per l’altra, C.G. 65 anni di Ottaviano, B.F.T. 33 anni, T.C. 36 anni e T.G. 37 questi ultimi tutti di Avellino; segnalate, inoltre, sei società a responsabilità limitata (cinque di Avellino ed una di Benevento) delle quali quattro sono state utilizzate per la commissione della frode posta in essere a beneficio delle restanti due. Gli organizzatori della frode all’I.V.A., al fine di giustificare la notevole movimentazione finanziaria inerente i fittizi passaggi di merce tra i soggetti interposti, hanno registrato nella contabilità ed eseguito (o fatto eseguire) oltre 300 trasferimenti di danaro contante (di importo superiore alla soglia consentita di 12.500 euro) per un importo complessivo di più di 8 milioni di euro. Conseguentemente nei loro rispettivi confronti, sia quali “soggetti pagatori” che quali “soggetti percipienti”, si sono configurati gli estremi per la contestazione anche di violazioni alle disposizioni valutarie vigenti, sanzionate con la pena pecuniaria dall’1 per cento al 40 per cento dell’importo irregolarmente trasferito.

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