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Nelle prime settimane successive al delitto, infatti, i Carabinieri avevano ascoltato amici e parenti della donna che avevano fornito ai Carabinieri elementi vagliati e riscontrati decine di volte, soprattutto in merito alla scomparsa dei due telefoni cellulari in uso alla vittima. Lei – a detta dei conoscenti – non se ne separava mai. Proprio dalla mancanza dei due telefoni i Carabinieri avevano avuto conferme su chi potesse essere entrato nell’abitazione della vittima, senza destare sospetto e compiere il delitto. Proprio dall’ascolto dei colloqui avvenuti nell’autovettura del Di Vito tra quest’ultimo e il suo favoreggiatore Petrillo, sono emerse le modalità dell’aggressione subita dalla vittima. Il Di Vito in tali colloqui, oltre a fornire ai Carabinieri una chiara ammissione di colpa, ha fornito ai militari dell’Arma elementi tali da poter far comprendere in maniera chiara il ruolo di complice del Cilieggio e il ruolo di favoreggiatore del Petrillo. Le voci, le descrizioni delle impronte di scarpa lasciate sul luogo del delitto, fatta dal Di Vito, hanno condotto i Carabinieri senza margine di errore a indirizzare le loro indagini anche sui due arrestati oggi. L’essersi preoccupati delle tracce (impronte di scarpe di piccole dimensioni e cicche di sigarette) lasciate dal Cilieggio hanno fatto emergere il ruolo avuto da quest’ultimo nell’omicidio della donna. I consigli forniti dal Petrillo al Di Vito, hanno fatto emergere chiaramente il ruolo di confidente e favoreggiatore avuto da quest’ultimo. Cilieggio, verosimilmente entrato per commettere una rapina, ha assistito all’omicidio aiutando il complice a depistare le indagini dei Carabinieri e a ripulire la scena del delitto. Il Petrillo ha favorito i due, tanto che ha sempre taciuto ai Carabinieri tutto ciò che era di sua conoscenza, aiutando l’amico Di Vito a eludere le investigazioni che fin dall’inizio erano state indirizzate su di lui. Il Petrillo, inoltre, aveva nel corso degli interrogatori tentato di sviare l’attenzione dei militari riferendo che la donna aveva intrapreso una nuova relazione sentimentale con un’altra persona, all’evidente scopo di far concentrare le investigazioni su diverse persone.
Con gli arresti di questa mattina i Carabinieri non solo hanno fatto definitivamente luce sull’omicidio della Pascucci, ma hanno evitato che un ulteriore delitto potesse essere commesso a Grottaminarda. Durante le intercettazioni, infatti, il Di Vito aveva esternato al suo amico Petrillo il proposito di uccidere o far uccidere anche l’ex marito della donna, ed il suo amico gli aveva semplicemente consigliato di far passare del tempo affinché i Carabinieri avessero concluso con un nulla di fatto le indagini sull’omicidio di Patrizia.