Omicidio Pascucci: arrestati i complici di Giuseppe Di Vito

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Grottaminarda – Patrizia Pascucci fu uccisa da due persone: il suo carnefice non era da solo in quel pomeriggio di novembre, aveva un complice e un favoreggiatore. E’ quanto hanno stabilito dopo quattro mesi di indagini i Carabinieri del Comando di Ariano. Il corpo senza vita di Patrizia Pascucci fu ritrovato il 13 novembre scorso riverso sul divano dalla figlia 13enne che, di ritorno da scuola, dopo aver bussato ripetutamente invano alla porta dell’abitazione, lanciò l’allarme. I sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco entrarono per primi nell’abitazione, convinti che il decesso fosse dovuto a una fuga di gas. A distanza di quattro settimane dal fatto, i Carabinieri raccolsero gravi indizi a carico dell’amante della donna, Giuseppe Di Vito , un 49enne da Bonito. L’uomo avrebbe stretto il collo della donna con la mano mentre con l’altra le avrebbe occluso la bocca, tanto da cagionare il soffocamento della donna e la conseguente morte. Oggi, a conclusione delle indagini gli uomini del comando di Ariano e del Nucleo Investigativo di Avellino, dopo aver ascoltato persone, intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno anche arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del comune del Tricolle Maria Cristina Rizzi, su conforme richiesta di Arturo De Stefano, Sostituto Procuratore di Ariano Irpino e del Procuratore Capo Luciano D’Emmanuele, due persone ritenute responsabili di essere una complice dell’omicida e l’altra favoreggiatore dei due. Giuseppe Cilieggio 38enne e Antonio Petrillo 45enne, entrambi di Bonito, dopo essere stati arrestati alle prime luci dell’alba dai Carabinieri sono stati rinchiusi nel carcere di Ariano.
Nelle prime settimane successive al delitto, infatti, i Carabinieri avevano ascoltato amici e parenti della donna che avevano fornito ai Carabinieri elementi vagliati e riscontrati decine di volte, soprattutto in merito alla scomparsa dei due telefoni cellulari in uso alla vittima. Lei – a detta dei conoscenti – non se ne separava mai. Proprio dalla mancanza dei due telefoni i Carabinieri avevano avuto conferme su chi potesse essere entrato nell’abitazione della vittima, senza destare sospetto e compiere il delitto. Proprio dall’ascolto dei colloqui avvenuti nell’autovettura del Di Vito tra quest’ultimo e il suo favoreggiatore Petrillo, sono emerse le modalità dell’aggressione subita dalla vittima. Il Di Vito in tali colloqui, oltre a fornire ai Carabinieri una chiara ammissione di colpa, ha fornito ai militari dell’Arma elementi tali da poter far comprendere in maniera chiara il ruolo di complice del Cilieggio e il ruolo di favoreggiatore del Petrillo. Le voci, le descrizioni delle impronte di scarpa lasciate sul luogo del delitto, fatta dal Di Vito, hanno condotto i Carabinieri senza margine di errore a indirizzare le loro indagini anche sui due arrestati oggi. L’essersi preoccupati delle tracce (impronte di scarpe di piccole dimensioni e cicche di sigarette) lasciate dal Cilieggio hanno fatto emergere il ruolo avuto da quest’ultimo nell’omicidio della donna. I consigli forniti dal Petrillo al Di Vito, hanno fatto emergere chiaramente il ruolo di confidente e favoreggiatore avuto da quest’ultimo. Cilieggio, verosimilmente entrato per commettere una rapina, ha assistito all’omicidio aiutando il complice a depistare le indagini dei Carabinieri e a ripulire la scena del delitto. Il Petrillo ha favorito i due, tanto che ha sempre taciuto ai Carabinieri tutto ciò che era di sua conoscenza, aiutando l’amico Di Vito a eludere le investigazioni che fin dall’inizio erano state indirizzate su di lui. Il Petrillo, inoltre, aveva nel corso degli interrogatori tentato di sviare l’attenzione dei militari riferendo che la donna aveva intrapreso una nuova relazione sentimentale con un’altra persona, all’evidente scopo di far concentrare le investigazioni su diverse persone.
Con gli arresti di questa mattina i Carabinieri non solo hanno fatto definitivamente luce sull’omicidio della Pascucci, ma hanno evitato che un ulteriore delitto potesse essere commesso a Grottaminarda. Durante le intercettazioni, infatti, il Di Vito aveva esternato al suo amico Petrillo il proposito di uccidere o far uccidere anche l’ex marito della donna, ed il suo amico gli aveva semplicemente consigliato di far passare del tempo affinché i Carabinieri avessero concluso con un nulla di fatto le indagini sull’omicidio di Patrizia.

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