Omicidio Gioia, Elena in lacrime chiede perdono alla famiglia. Ma il Pm legge una sua frase: “Dobbiamo far fuori tutti, anche mia sorella”

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Ad un anno, e qualche giorno, dal brutale assassinio del padre Aldo – da lei pianificato insieme all’allora fidanzato, secondo l’accusa – Elena Gioia parla per la prima volta. E lo fa in aula, davanti la corte d’Assise del tribunale di Avellino, dove è imputata di omicidio in concorso con l’aggravante della premeditazione insieme a Giovanni Limata. Un’escussione lunga, la sua, di circa due ore, “protetta” – su richiesta degli avvocati – da un divisorio, per evitare qualsiasi tipo di condizionamento.

In aula, Elena, arriva verso le 10.30: manette ai polsi, completamente vestita di nero. Per un attimo, difronte a lei c’è Limata: ha una camicia a quadri e sotto indossa una maglietta nera. Sono entrambi nel gabbiotto, poi lei va prima a sedersi vicino al suo avvocato e, poco dopo, va a deporre. Giovanni resta nel gabbiotto.

Elena comincia a parlare in un’aula particolarmente affollata. E’ il suo difensore, l’avvocato Livia Rossi, a porle il maggior numero di domande. In pratica, nel corso di oltre un’ora, vengono quasi passati al setaccio due anni di vita dell’imputata, fino a quel maledetto 24 aprile del 2021, quella maledetta sera, quando il povero papà fu ammazzato con ben 14 coltellate inferte, materialmente, da quello che, allora, era il fidanzato della ragazza, 18enne all’epoca dei fatti.

Ai raggi x i rapporti tra Giovanni ed Elena

L’avvocato Rossi parte dall’inizio della storia tra i due, dal come si sono conosciuti al quando si sono incontrati la prima volta. Siamo nell’estate del 2019, secondo le risposte di Elena, ed il loro primo incontro si tiene a casa del Limata. Il loro, a quanto pare, è un rapporto particolarmente stretto. Fin dall’inizio, arrivano a scambiarsi addirittura 870 messaggi al giorno via whatsapp. Elena è affascinata dal 23enne di Cervinara: “Era sempre dolce con me”. Agli inizi della storia, a detta della 19nne, anche la mamma, Liliana Ferrajolo, sembra contenta del rapporto tra i due. Era lei ad accompagnare Elena a Cervinara. Della storia tra Elena e Giovanni ne era a conoscenza anche la sorella più grande, Emilia. La 19enne, in aula, dice di aver avuto sempre un ottimo rapporto con la mamma e la sorella.

I rapporti con papà Aldo

In questo caso, sembrano invece un po’ vacillare i racconti fatti in aula, nei mesi scorsi, un po’ da tutti. Elena, infatti, confessa che con suo padre era sì inseparabile, ma da piccola. Poi, i rapporti sono cambiati. Il momento preciso è quando la mamma si trasferisce a Roma per motivi di lavoro. Periodo che coincide con quello in cui la sorella studia a Napoli, all’Università. Quindi Elena e papà Aldo vivono da soli. Lei, Elena, non ci era tanto abituata, perché con la madre aveva un rapporto più confidenziale.

Si ritorna a parlare dei rapporti tra Elena Gioia e Giovanni Limata. Un fidanzamento che sembra scricchiolare a più riprese, al punto tale che i due si lasciano e riprendono tantissime volte. “Aveva cominciato ad essere aggressivo nei miei confronti”, dice la giovane. “Ma io non riuscivo proprio a staccarmi da lui, anche quando litigavamo, si faceva sempre perdonare, con i suoi modi dolci. Avrei avuto bisogno di un aiuto, di qualcuno che mi rendesse indolore la separazione”.

Un passaggio abbastanza importante è il litigio, tra i due fidanzati, dell’1 settembre 2020. Sembra che in quell’occasione Giovanni abbia detto ad Elena che voleva vendicarsi della sua famiglia. La ragazza, purtroppo, “dipendeva” molto da lui, in particolare dalla paura che lui procurava in lei. Infatti, il giovane la minacciava, le diceva che si sarebbe tolto la vita se l’avesse lasciato.

Lo schiaffo di Giovanni ad Elena

E’ il 13 novembre del 2020, la ragazza era uscita con le amiche. E’ sera. Al rientro a casa, trova Giovanni sotto il portone che, senza dirle nulla, le da’ uno schiaffo. “Parecchio forte”. Elena si allontana di botto e telefona ad un’amica per raccontarle tutto. Quando sale a casa, lo dice anche al padre il quale scende di corsa per provare a parlare con Giovanni. Che, però, non c’è più. “Era molto geloso di me Giovanni. Era geloso anche delle mie amiche”. Poi arrivano i rifiuti della mamma di Elena alle richieste di Giovanni, il quale vorrebbe che la sua fidanzata trascorra con lui il Natale del 2020 e la Pasqua del 2021. “In quest’occasione, si arrabbiò con me. Mi disse: tua madre sarà il problema che mi farà perdere il controllo un giorno, la tua famiglia mi fa vomitare. Ormai ero molto stanca, anche mentalmente. Mi sentivo pressata innanzitutto da Giovanni, voleva che stessi con il cellurare in mano 24 ore al giorno. Era un periodo di forte stress per me”.

Il 17 aprile 2021

Mancano pochi giorni all’omicidio. Quel 17 aprile, a casa Elena ha una discussione con i familiari. “Mi lamentai con lui e, in un momento di rabbia, dissi che volevo stare senza genitori. Mi rispose che ci avrebbe pensato lui. Era un periodo di confusione, ci penso sempre ormai, non riesco a spiegarmi come sia potuto succedere, ho come un blocco, come se fosse una cosa non reale per me”.

La sera dell’omicidio

Elena scende di casa per gettare l’immondizia. Sotto il portone c’è Giovanni che fuma una sigaretta. Le lascia il portone aperto e poi la porta di casa. Lui entra, mentre ammazza il suocero, Elena va nella sua stanza. “Ne sono uscita quando ho sentito le urla di papà. Sono rimasta con mia sorella, piangevo sempre, non la smettevo più, ero completamente sotto choc. Quando ho visto e realizzato quello che era successo, per me è stato come un risveglio. Io non volevo uccidere mio padre”.

A questo punto, la voce di Elena diventa fioca, sembra quasi che stia piangendo. “Mi dispiace tanto per quello che è successo, chiedo scusa, farei qualsiasi cosa per rimediare. Chiedo scusa a mia mamma e mia sorella, spero che un giorno mi possano perdonare”.

Quando le domande cominciano a farle gli avvocati difensori di Limata, i “non ricordo” di Elena sono tanti. “Non ricordo cosa sia successo, nella mia mente c’era tanta confusione. Non riesco a focalizzare bene quei momenti. Sarei dovuta andare via con Giovanni quella sera, è vero, ma quando poi è successo tutto mi sono “svegliata”, prima era tutto surreale”.

Il periodo di forte stress Elena lo spiega con la sua malattia: la fibromialgia, ovvero una patologia caratterizzata da dolori muscolari diffusi associati ad affaticamento, rigidità, problemi di insonnia, di memoria e alterazioni dell’umore. Per quella malattia, la ragazza prendeva degli psicofarmaci.

“Vienimi a salvare, non li sopporto più”. L’avvocato Kalpana Marro, difensore di Limata, ricorda ad Elena questo messaggio inviato al fidanzato. “Erano semplici sfoghi di rabbia perché la malattia mi provocava dolore. Non dicevo sul serio. Non pensavo nulla di male dei miei genitori”, sottolinea la ragazza.

La Marro continua e legge un’altra chat, un messaggio di Giovanni ad Elena: “Se vuoi, posso ancora desistere”.

La parola passa al Pubblico Ministero che chiede ad Elena quando ha iniziato a fare uso di psicofarmaci. La risposta è marzo-aprile 2021. Poi, il Pm legge altre chat tra i due fidanzati. Il 19 aprile, Giovanni dice ad Elena che il padre lo vuole ammazzare per ultimo. Un modo per vendicarla, perché lei gli avrebbe detto spesso: “Ho sempre desiderato sapere cosa significa avere un padre. Quella merda mi ha fottuto infanzia ed adolescenza”.

Elena, incalzata, risponde al Pm: “Era uno sfogo, perché lui non riusciva a starmi vicino come avrei voluto”.

Un’altra chat letta dal Pm che riporta una frase di Elena a Giovanni: “No, mia sorella non puo restare, dobbiamo fare fuori anche lei”.

Finita l’escussione di Elena Gioia, toccherebbe a Limata. Ma il 23enne non si siede su quella sedia, consegna ai suoi avvocati una lettera scritta di suo pugno. La lettera viene data alla corte e sarà letta nel corso della prossima udienza, fissata per il 25 maggio.