Ventisette anni di reclusione. E’ questa la richiesta formulata dal pm Buono per Mario Ferraro, sotto giudizio per la morta di Sabino Cipolletta, pensionato di Contrada ucciso a colpi di martello nella sua abitazione il 30 settembre del 2009. Una pena molto dura che il pubblico ministero ha chiesto sulla base di tutti gli elementi raccolti durante le indagini e attraverso le ricostruzioni fatte da quelli che potrebbero essere considerati i due complici. Savino Cibelli, infatti, già condannato con rito abbreviato per aver sferrato i colpi di martello al capo dell’uomo, potrebbe essere stato aiutato proprio da Ferraro. E’ questa la tesi dell’accusa che, ovviamente, viene negata dai legali del giovane. Secondo Ferraro, infatti, lui sarebbe arrivato solo dopo che Cibelli aveva ucciso Cipolletta e non sarebbe stato presente al momento del crimine. Le intercettazioni telefoniche e quelle ambientati, però, rivelano che proprio Ferraro si diceva preoccupato per le impronte sul tappeto e, quindi, che era presente nella casa di Cipolletta mentre Cibelli si accaniva sul corpo del pensionato. Tesi dell’accusa avallata anche dai rilevamenti effettuati dagli inquirenti sulle macchie di sangue ritrovate tutte attorno al cadavere. Secondo la Scientifica, infatti, queste non sarebbero state ritrovate di quella forma e di quel tipo se fosse sopraggiunta solo dopo un’altra persone. In più, durante una delle prime deposizioni, Ferraro avrebbe anche ammesso di essere entrato nell’appartamento in tempo per vedere Cibelli sferrare l’ultimo colpo a Cipolletta. La sentenza definitiva è prevista per il prossimo 22 dicembre.
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