(di Luca Guarracino) – Questa sera non ci sono: mi accomoderò sul divano con tanto di pomodorini e frittata, una birra gelata e scenderò… in campo a tifare l’Italia. Sarò anche un Fantozzi ma il rapporto con il pallone e l’inno, quello vero, mi farà sentire ancora una volta ITALIANO. Qualcuno ha dichiarato immorali i premi per gli azzurri e qualcuno ha dichiarato che i calciatori dovrebbero essere più pronti e pertanto non tiferà l’Italia. Sono i supercritici del momento, quelli che non fanno la fame. Magari eletti in qualche listino e che da nominati sparano sentenze anche perché figli di papà. A differenza dei bamboccioni che fanno la fame, la fama per costoro è dovuta e centellinata. Alla faccia dei privilegi e della crisi. Sono i nuovi fighetti radical chic con il cuore al centro e il portafoglio a destra e dall’altra i figli del reddito fisso che riempiono di rumori, urla e bestemmie l’aria di attesa delle ultime ore. Ma questa è l’Italia: noi in difesa, loro all’attacco. Loro che premono sui cross e sulle ali, noi in contropiede e con il gioco all’antica che spesso si tramuta nel gol e nella… vittoria. Perché siamo autolesionisti ma anche intelligenti: partiamo sempre sfavoriti e spesso sorprendiamo gli avversari perché giochiamo con il cuore e con la tecnica. Mai come alla vigilia ritornano in mente le dichiarazioni di Rino Gattuso: “Io mi sento uno del gruppo, non ho capito se giocherò con il Paraguay ma sono a disposizione per dare una mano alla squadra. Perché se abbiamo vinto in Germania era perché eravamo in 23 con una sola testa”. E poi “L’unica cosa per cui mi arrabbio è che difficilmente un calciatore parla di politica mentre i politici prima di un evento fanno di tutto per parlare di calcio e strumentalizzano ogni nostra frase. Non li capisco proprio…”. Ringhio è così, come noi che spesso dobbiamo fare gruppo e spesso siamo imbavagliati perché, con il clima che c’è in giro, rischi di non essere compreso perché decide la politica e i tanti incaricati che affrontano gli argomenti con una disinvoltura impressionante e in molti casi con grande superficialità. La tuttologia impera e son capaci di inventarsi nuovi slogan in nome della demagogia che non ha padri ma è figlia del momento. Tu chiedi in giro come vengono spesi e sprecati i soldi pubblici e attendi risposte alla propria indignazione o almeno alla propria insoddisfazione nei confronti della classe politica e degli amministratori degli enti pubblici e loro rispondono con il programma, spesso figlio di alleanze spurie e con l’impegno di governare la novità e i nuovi processi di ammodernamento. Così è anche nell’Irpinia del Fuoco Barocco e della sagra del carciofo: predichi bene e razzoli male. Tra nominati, eletti e attese di nuovi cda, il Pdl nicchia, il Pd scricchiola, Noi Sud chiede la testa di Gnerre e continua a fare lo gnorri, e l’Udc continua a dichiarare che il bipolarismo ormai è in crisi. Quanti Rossi e quanti Bianchi ci sono nella terra di Dorso e De Sanctis: vige sempre la regola del trasformismo. Una volta al centro, il giorno prima a sinistra, il giorno dopo a destra. L’importante è galleggiare…. E se loro si salvano sempre, noi fantozziani figli del movimento dei “vaffanculo” del momento, sosterremo i nostri giocatori ovunque e comunque anche se dovessimo soffrire. Perché se va male… (facendo gli scongiuri) la mancata vittoria è figlia dello scarso coraggio nelle convocazioni, ed è figlia dell’Italia del 2010, vecchia, impaurita e forse stanca. E in questo caso il Ct già è deciso che lascia… Se va bene come speriamo, vinciamo tutti, innanzitutto noi. Perchè, quelli sul carro non andranno… e farebbero bene a comprarsi i tappi per le orecchie anti-vuvuzelas. Noi d’altronde ci siamo sempre stati, e spesso il carro come da consuetudine, lo abbiamo sempre trainato!! Forza piccola grande Italia.
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