Napolillo: “Il mio partito sta sbagliando, via dall’Afghanistan!”

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Sono oltre 2000 le firme raccolte in calce all’appello lanciato qualche settimana fa per non votare la missione in Afghanistan e chiedere al governo di cambiare politica estera e della difesa. Promosso da Teresa Mattei, partigiana, deputata alla Costituente, Padre Alex Zanotelli, Vauro, Gianni Minà, Giorgio Cremaschi, Marco Revelli, l’appello ha già ricevuto migliaia di adesioni tra cui Beppe Grillo, Moni Ovadia, Mario Monicelli, Giulietto Chiesa, Silvano Agosti,Paolo Rossi, Valentino Parlato, Dario Fo, Jacopo Fo, Stefano Tassinari, Pino Cacucci, Simona Vinci, Giampiero Rigosi, Manlio Dinucci, Padre Alberto Maggi, Domenico Losurdo, Angelo d’Orsi, Sabina Guzzanti, Ascanio Celestini, Ettore Masina, Gigi Malabarba.
“Siamo donne e uomini impegnati da sempre per la pace. Abbiamo marciato in questi anni nelle straordinarie manifestazioni contro la guerra globale divampata in Iraq ma nata nel 2001 in Afghanistan. Lo abbiamo fatto nella convinzione che la guerra deve uscire dalla storia e che la politica si riduce a gestione tecnica se non fa di questo obiettivo, di questa grande aspirazione umana la sua bussola regolatrice”, si legge nel comunicato a firma Vittorio Napolillo, membro del comitato politico Prc – associazione sinistra critica.
“Quando nel 2006 abbiamo contribuito – continua Napolillo nel suo appello a deputati e senatori contro la missione militare in Afghanistan -, ciascuna e ciascuno nel suo ambito e con le modalità proprie, a sconfiggere Berlusconi e le destre lo abbiamo fatto anche in nome della pace di quell’impegno, con la speranza che si sarebbe potuto iniziare a cambiare strada. Il ritiro dei soldati italiani dall’Iraq ce lo ha fatto sperare. E invece oggi guardiamo con sconcerto alle scelte dell’attuale governo in politica estera e militare: mantenimento delle truppe in Afghanistan, al seguito della guerra statunitense”. “Piena fedeltà alla Nato, aumento spropositato delle spese militari fino alla sciagurata decisione di permettere la costruzione di una nuova base (e non allargamento!!) Usa a Vicenza; intesa di assemblare in Italia, presso Novara, i micidiali bombardieri Joint Strike Fighter, acquistati dagli Stati Uniti per la bellezza di 13 miliardi di euro! La costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra e che per di più siamo in Afghanistan come missione di pace. E allora che cosa ce ne facciamo di aerei d’attacco e distruzione che possono trasportare testate atomiche? Bisogna fermarsi, fermarsi e riflettere. Bisogna ricostruire una connessione con il proprio popolo e il proprio elettorato. Crediamo che la sacrosanta protesta della popolazione di Vicenza vada non solo sostenuta ma ascoltata e indurre il governo a cambiare idea. “Così come crediamo – conclude Napolillo – che l’avventura senza ritorno della guerra in Afghanistan debba cessare”, continua.
Invitiamo il governo e i politici tutti ad ascoltare queste parole e invitiamo i deputati e i senatori che hanno creduto alla lotta per la pace di essere conseguenti con le loro idee votando no al rifinanziamento della missione in Afghanistan”.
Infine: “Se qualcuno pensa – chiosa il comunicato – che dalla base di Vicenza debbano partire le forze d’azione per ogni tipo di guerra mediorientale ed esportare “un cimitero di pace e democrazia” in cambio di petrolio e di quotidiani massacri, noi pensiamo che dalla guerra bisogna invece cominciare a uscire”.

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