Avellino – A luglio ancora troppi lutti nel mondo del lavoro. Lo dice l’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering. Sono 44 le vittime registrate nell’ultimo mese e 248 i lavoratori che hanno perso la vita nei primi 7 mesi dell’anno.
Tre i decessi sinora in Irpinia, per una percentuale di incidenza che si attesta tra le prime 30 in Italia e tra le più alte in Campania insieme al Sannio.
A livello nazionale, l’agricoltura è sempre più, purtroppo, in primo piano e si conta oltre il 47 per cento delle vittime. Il 17 per cento nelle Costruzioni, il 7,7 per cento nel commercio ed attività artigianali. La Lombardia al vertice dell’emergenza con il maggior numero di morti (37), seguita dall’Emilia Romagna (32), dalla Sicilia (22), dal Piemonte (20) e da Veneto e Liguria (18).
Intanto l’indice di rischio di mortalità più alto rispetto alla popolazione lavorativa viene rilevato in Abruzzo (31,5 contro una media nazionale di 12,4), seconda la Liguria (28,5 ) e terza la Calabria (24,7).
Tra le cause principali di morte emergono quelle dovute al ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (28,5 per cento dei casi), alla caduta dall’alto (21,5 per cento) e allo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti (19 per cento dei casi). Rispetto ai primi sette mesi del 2012 nel 2013 si rileva un decremento della mortalità pari all’8,4 per cento, (flessione in calo però rispetto ai mesi precedenti).
Guardando, poi, alle classifiche provinciali è ancora Genova a condurre le fila del Paese con 14 vittime; seguita da Chieti e Milano (9), da Foggia, Cosenza, Bologna e Roma (8). Mentre appartiene a Chieti l’indice di rischio di mortalità più elevato (63,8), seguito da Oristano (54,1), e da Ogliastra (53,9). Altro dato sconfortante poi giunge dal mondo del lavoro femminile. Perché sono già 14 le donne che hanno perso la vita al lavoro. In tutto il 2012 erano decedute 9 lavoratrici. La fascia d’età più coinvolta nell’emergenza morti bianche nel primo semestre 2013 continua ad essere quella degli ultrasessantacinquenni. Sempre gli ‘over 65’ quella a maggior rischio di mortalità considerando la popolazione lavorativa.
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