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Dunque, la questione della rimozione del terreno dall’area di Montaguto potrebbe restare ancora per molto tempo un enigma irrisolto.
Il Sottosegretariato all’Emergenza Rifiuti fornirà l’aiuto richiesto ma “… nei limiti dei dettami e dei vincoli normativi”.
Il materiale di risulta della frana, infatti, anche dai risultati dei campioni del terreno portato in laboratorio, può essere a tutti gli effetti considerato ‘materiale argilloso’ (come definito, tra l’altro, anche da Orrico) e non argilla ‘pura’, caratteristica che di fatto limiterebbe l’utilizzo del terreno nell’invaso di San Tammaro.
“E’ evidente – riferisce ancora la Struttura governativa di Bertolaso – che questo tipo di materiale terroso si può utilizzare limitatamente per le sagomature della discarica ma non per le questioni relative alle impermeabilità: i progetti in uso per l’ allestimento delle discariche prevedono un invaso con il fondo e i rilevati perimetrali di contenimento realizzati con argilla ad alta impermeabilità”.
Di conseguenza si tratterà di lavorazioni accessorie: non si andrà oltre i 40/50mila metri cubi, in parte peraltro già utilizzati.