Mirafiori – Fma, tra fautori del sì e del no: chi dice la verità?

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C’è un innegabile filo diretto tra le vicende dello stabilimento torinese di Mirafiori e l’Fma di Pratola Serra. Come è noto, sindacati e politica, tanto a livello nazionale quanto nel contesto locale, sono divisi in due grandi schieramenti: i fautori del sì e di Marchionne, e gli “oltranzisti” del no. E fin qui nulla di strano. Quello che tuttavia non si riesce a capire, soprattutto ascoltando le dichiarazioni che in gran quantità sono state rese in questi giorni dai segretari di comparto, è chi dica la verità. In relazione all’Fma, infatti, c’è chi sostiene con fermezza che l’accordo di Mirafiori produrrà senza dubbio vantaggi anche per lo stabilimento irpino. Il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, per esempio, dalle pagine di “Buongiorno Irpinia” oggi si dice convinto che, se a Mirafiori dovesse passare il si’, all’ Fma spetterebbe certamente una quantità – anche se non precisata – dei motori di media e grande cilindrata da assemblare sui modelli realizzati a Torino (un Suv ed un’ Alfa). Il chè, se si considera che il vero problema dell’Fma è quello commesse, non appare poco. Tuttavia, il segretario provinciale della Fiom, Sergio Scarpa, nei giorni scorsi ha spiegato esattamente il contrario. Il sindacalista “rosso”, sul “Corriere dell’Irpinia” ha infatti, osservato: “ Negli incontri avuti a Torino per il futuro dello stabilimento di Mirafiori la Fiom ha chiesto quali sviluppi avrebbe avuto l’investimento sugli altri stabilimenti Italiani, a cominciare dalla Fma di Avellino, visto che Mirafiori dovrebbe produrre un modello Alfa ed un Suv. Auto, queste, equipaggiate con motori di produzione della Fma di Pratola Serra. A tutt’oggi – ha riferito ancora Scarpa – la Fiat non ha assolutamente dato risposta sul quesito da noi posto, configurando che tali motori potrebbero essere prodotti negli Stati Uniti con grave ripercussione per la Fma”.

Ma non è tutto. Le discrepanze più evidenti tra le interpretazioni fornite dai due sindacalisti irpini riguardano anche i cosiddetti “punti critici” dell’accordo di Mirafiori: diritto allo sciopero, disciplina delle pause ed elezione delle rsu. L’accordo torinese, come è noto, ridimensiona fortemente il primo punto, riduce le pause ( da 40 a 30 minuti in totale), e cancella la possibilità per gli operai di eleggere i rappresentanti all’interno della fabbrica, attribuendo ai sindacati che sottoscrivano l’accordo la facoltà di nominarli. Come ha sottolineato Sergio Scarpa fa attraverso le colonne de “Il Mattino”, invece “allo stato attuale in Fma i lavoratori possono scioperare ed eleggere le Rsu ed hanno una diversa disciplina delle pause”. Per contro, da Giovanni Centrella dell’ UGL, sempre dalle pagine di “Buongiorno Irpinia”, oggi apprendiamo qualcosa di completamente diverso: “All’Fma il contratto che si vota a Torino è già in vigore – spiega. “Le condizioni esistenti all’Fma – aggiunge – sono ancora più dure e sono state accettate anche dalla Fiom”. Insomma. Chi dice la verità? (Fl. Co.)

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