SOLOFRA- “Ti taglio la testa”. E’ una delle minacce via telefono che P.P, classe 97, di Solofra, aveva inviato minacciando un suo conoscente e i familiari di ritorsioni se non avesse continuato a mettere a disposizione il suo conto dove far confluire soldi di provenienza sicuramente illecita, che avrebbe dovuto prelevare. Dalle minacce, una volta che la “vittima” si era sottratta a quel “sistema” si era passati ai fatti. Tanto che qualche giorno fa, dopo che ormai era chiaro che non ci sarebbe stato più seguito e disponibilità a continuare a ricevere, prelevare e consegnare soldi allo stesso P.P e ad un suo presunto complice, un pregiudicato di Atripalda, tre uomini , uno dei quali proprio P.P, erano giunti fin sotto casa sua, bussando al citofono e fotografando la sua vettura, molto probabilmente per recuperare il numero di targa. A porre fine alle minacce nei confronti della vittima ci hanno pensato i Carabinieri di Solofra, che hanno fermato il ventinovenne, difeso dall’avvocato Danilo Iaconacci, comparso davanti al Gip del Tribunale di Avellino per l’interrogatorio di convalida. La Procura contesta nei suoi confronti i reati di tentata estorsione aggravata, per cui e’ scattato il fermo e di sequestro di persona, visto che la vittima, convocata ad Atripalda era stata costretta a non lasciare l’abitazione del presunto complice del ventinovenne.
LA VICENDA
Approfittando dello stato di difficolta’ finanziaria il ventinovenne gli avrebbe proposto di aprire un conto banco posta presso l’ufficio postale di Solofra con consegna della documentazione di apertura del conto e della stessa carta banco posta al pregiudicato di Atripalda, che gli avrebbe consegnato il 10% sulle somme che sarebbero transitate sullo stesso conto e che doveva recuperare presso gli uffici postali e l’apertura di un conto postepay. Avendo appreso dell’esistenza di un conto bancario intestato alla vittima, anche l’utilizzo del conto corrente bancario presso la filiale di una Banca di Solofra dove sarebbero confluite somme di danaro verosimilmente di origine illecita ed ancora in corso di accertamento da parte dei Carabinieri che la vittima avrebbe dovuto prelevare presso.
Qualcosa però non e’ andata come nei piani dei due soggetti che avevano procacciato l’intestatario. Dopo il blocco della carta postapay e della carta bancomat collegata al conto corrente bancario ad opera dell’Istituto che si era reso conto dell’illeceità delle operazioni, la vittima aveva deciso di non continuare più nell’attività e non rispondeva piu’ al
telefono. Da qui sarebbe partita l’escalation di minacce nei suoi confronti.
A partire da quella che “gli sarebbero successe cose brutte a lui e ai suoi familiari” se non si fosse recato a
casa del pregiudicato di Atripalda. Minacce di morte, dicendo che sarebbero arrivati a casa sua “amici di Torre Annunziata con le pistole• intimandogli inizialmente di non muoversi dalla casa dove era stato “convocato” e suceessivamente.consentendo allo stesso di allontanarsi dopo che era avvenuta la formattazione del cellulare e l’ impossessamento della scheda telefonica collegata al telefono sostituita con altra scheda e dicendogli che sarebbe dovuto tornare subito da loro altrimenti lo avrebbero ucciso o comunque gli avrebbero spezzato entrambe le gambe. Visto che non aveva tenuto fede alla promessa di fare ritorno ad Atripalda, recandosi invece per denunciare tutto ai Carabinieri, P.P si era presentato con un cappuccio in testa insieme ad altri soggetti presso l’abitazione della “vittima” citofonando più volte al portone e poi alla porta di ingresso, girando intorno all’auto dello stesso ed effettuando foto e riprese. Oltre alla contestazione di tentata estorsione, anche quella in concorso per la vicenda avvenuta il 28 marzo, quando la “vittima” era stata costretta a non lasciare l’abitazione di Atripalda dove era stato convocato e minacciato di morte. Ma con una scusa sarebbe riuscito a dileguarsi e raggiungere la più vicina Stazione dei Carabinieri. Il ventinovenne e’ stato sottoposto a fermo e dopo l’udienza di convalida davanti al Gip, nei suoi confronti e’ scattata la misura del divieto di dimora a Solofra per una ipotesi di reato riqualificata in tentata violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Denunciato per sequestro di persona anche G V. Le indagini però sono ancora in corso per stabilire il sistema in cui sono avvenute le minacce ed in particolare la provenienza illecita dei contanti che confluivano sui conti che erano stati attivati dalla parte offesa.
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