“Mettere a disposizione delle imprese irpine un milione di euro, non significa risolvere il problema, ma vuole essere un punto di partenza. Abbiamo scelto i Confidi ‘107’ perchè è lo strumento più importante e funzionale attualmente vigente. Mi auguro e spero che tutti facciano il proprio dovere perchè abbiamo l’obbligo di proiettare e mantenere la nostra provincia fino alla ripresa economica”. E’ quanto ha affermato Costantino Capone, presidente della Camera di Commercio di Avellino. Gli ultimi dati rilasciati dalla Banca d’Italia sul livello dei finanziamenti bancari nel 2012 in provincia di Avellino confermano le preoccupazioni già emerse in occasione della recente Giornata dell’Economia quando tra i fattori di debolezza del nostro apparato produttivo si individuava una eccessiva prudenza del sistema creditizio nel supportare il mondo delle imprese, sia per finanziare progetti di investimenti che per fornire un po’ di respiro alla gestione corrente aziendale nell’attuale difficile fase dell’economia. Al 31 marzo 2012 gli impieghi bancari destinati alla clientela residente in Irpinia ammontano a 4.796 milioni di euro con una flessione di -58 milioni di euro e -1,2% nei soli primi tre mesi dell’anno, riduzione ben più consistente di quella registrata in Campania (-0,9%) ed in Italia (-0,1%). Se poi allarghiamo il periodo temporale d’analisi osserviamo un indebolimento del credito ancora più significativo: infatti rispetto a giugno 2011 la flessione dei finanziamenti in provincia di Avellino è di -243 milioni di euro pari a -4,8% mentre in Campania è stata di -1% ed in Italia di -0,4% per cui la forbice negativa della leva creditizia nel nostro territorio si sta allargando non solo nei confronti del resto d’Italia ma anche rispetto alla media regionale, per cui non possono addursi ragioni di maggiore rischio delle imprese irpine.
Gli impieghi bancari in provincia sono così distribuiti rispetto alla tipologia di clientela: il 42% alle famiglie, il 49% alle imprese mentre le altre tipologie cumulate con la Pubblica Amministrazione realizzano il 9% del totale complessivo. Per ciò che concerne i finanziamenti oltre il breve termine, in Irpinia il loro valore ammonta a 3.104 milioni di euro che corrispondono a – 173 milioni rispetto al precedente anno e diminuiscono in termini relativi del 3,5%, molto più che in Campania (+1,2) e in Italia (+1%). La tendenza decrescente degli impieghi contrasta con quella se pur lieve in espansione della raccolta di risparmio: il valore totale dei depositi bancari presso i 138 sportelli presenti in Irpinia e le casse depositi e prestiti è pari a 7.666 milioni di euro segnando un aumento rispetto a giugno 2011 dell’1% maggiore del valore regionale (+0,2%) mentre a livello nazionale il livello dei depositi cresce del 2%. Di questi 7.666 milioni di euro il 90% appartiene alle famiglie, mentre il 6% alle imprese e la PA insieme alle altre tipologie di clientela totalizza il restante 4%. La differenza più rilevante del mercato creditizio locale rispetto a ciò che si verifica negli altri territori è la mancanza dell’effetto “leva” tra depositi e finanziamenti: infatti mentre in provincia di Avellino a fronte dei 7.666 milioni di euro di raccolta complessiva sono impiegati dalle banche meno di 4.800 milioni di euro, in Campania a fronte di 75 mila milioni di euro di depositi sono erogati circa 81 mila milioni di euro di finanziamenti, e soprattutto a livello nazionale la media è per ogni euro di raccolta sono erogati 1,9 euro di finanziamenti. Un cenno infine al livello di sofferenze bancarie, ossia il rapporto tra le posizioni creditizie ed il totale degli impieghi concessi, che conferma le difficoltà dell’economia locale a causa della crisi; in provincia di Avellino è pari a 9,75 rispetto all’7,9 dello scorso anno (+23,4%) ed è superiore sia alla media regionale (8,47) che di gran lunga all’indicatore medio nazionale pari a 5,11. Anche la lettura dei dati dei protesti segnala un peggioramento del clima economico generale nel 2012, dal momento che nel I semestre abbiamo avuto rispetto al corrispondente periodo del 2011 un incremento numerico del 12% ed in valore del 4% circa. Nel dettaglio vediamo però andamenti contrastanti per tipologia, ossia una crescita significativa delle cambiali protestate sia in numero che valore, mentre si è registrata una riduzione nel numero e soprattutto in valore degli assegni protestati.
Anche sulla demografia imprenditoriale si avverte il peso del diffuso pessimismo che si respira nel paese: al 31 agosto 2012 in provincia di Avellino le imprese registrate sono 44.005: 318 imprese in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno 2011 in cui erano 44.323. Nei primi 8 mesi dell’anno in corso si sono registrate 1.878 cessazioni rispetto a 1.875 iscrizioni per cui in termini numerici la situazione è sostanzialmente invariata rispetto a inizio anno (- 3 aziende e -0,01%), frutto di un tasso di natalità (4,24%) e di mortalità (4,25%) praticamente della stessa intensità. Ciò che connota il risultato deludente di questi primi mesi del 2012 è sia il più elevato numero di cessazioni (+92 rispetto al precedente anno) che il più contenuto numero di iscrizioni (- 114 in confronto al 2011). Il risultato è anche in discesa rispetto al 2011 quando gli stessi dati registravano un +0,46% come crescita positiva dell’apparato imprenditoriale irpino con un tasso di natalità del 4,46% contro un più basso 4% di mortalità. Rapportando i dati 2012 al tasso di sviluppo registrato nel 2010 dell’1,2% è ancora più evidente il rallentamento della vitalità del sistema economico irpino dovuta al periodo di crisi che investe l’intera economia nazionale ed internazionale, con particolare riferimento all’area UE. Considerando le forme giuridiche adottate dagli imprenditori irpini si rafforzano le tipologie collettive a scapito delle ditte individuali che sono ormai sotto la soglia del 64% (frutto di un saldo negativo di quasi 700 unità nell’anno), mentre le società di capitali salgono al 19,1% del totale stock, con un numero d’iscrizioni pari a 600 quasi doppio delle cancellazioni, seguite dalle società di persone con il 13,3% e le altre forme collettive con il 3,5%. In ogni caso la quota di società di capitale in provincia è ancora inferiore alle medie regionali e nazionali entrambe superiori al 22%. I bilanci delle società di capitale attive nella provincia di Avellino depositati in Xbrl presso il Registro Imprese delle stesse società rappresentano una preziosa fonte di informazione economica e finanziaria per la possibilità di una lettura delle caratteristiche strutturali, delle dinamiche di sviluppo e delle criticità del sistema di impresa provinciale. Di un certo rilievo per l’analisi del sistema imprenditoriale dal punto di vista dimensionale sono i dati delle società per valore della produzione che ci forniscono una fotografia della struttura economia provinciale caratterizzata da imprese di dimensione in linea con i valori regionali ma sicuramente sottodimensionata rispetto alla media nazionale.
Come si osserva il 58% circa delle società di capitale sia in Irpinia che in Campania sono imprese con un valore della produzione sotto i 250 mila euro mentre in Italia tale quota è del 52%; pressoché allineata sul valore del 13% la quota fino a 500 mila euro in tutte le ripartizioni territoriali confrontate, mentre tendenzialmente inferiori alla media nazionale le quote della provincia e della Campania per le classi di valore più alte. Da rimarcare da una parte che oltre l’80% delle società produce un volume d’affari inferiore al milione di euro (rispetto al 78% in Italia) mentre dall’altra solo lo 0,11% delle società irpine (6 in valore assoluto) produce un valore di oltre 50 milioni di euro mentre una percentuale doppia in Campania e cinque volte in ambito nazionale, a conferma che sempre meno realtà aziendali di grandi dimensioni operano nella nostra provincia. Dal punto di vista congiunturale nel triennio 2009 – 2011, le imprese della provincia di Avellino appartenenti al campione osservato (1.285 società di capitale attive) hanno registrato un significativo aumento di valore della produzione, pari a più del 21%, passando da poco meno di € 1,2 miliardi nel primo anno, a € 1,3 miliardi nel 2010 e a € 1,4 miliardi nel 2011. Anche il valore aggiunto è aumentato costantemente nel triennio, arrivando nel 2011 a € 295 milioni, pari a quasi il 21% del valore della produzione. Le altre grandezze economiche sono ugualmente cresciute nel triennio considerato, ma sostanzialmente grazie al notevole incremento registrato tra il 2009 e il 2010. Con riferimento al valore della produzione, le imprese avellinesi rappresentano circa il 12% del totale della Campania. Cresce in modo non marginale anche la dimensione media del valore della produzione, pur rimanendo su valori complessivamente non alti: nel 2009 era di circa € 0,9 milioni, mentre nel 2011 ha superato € 1,1 milioni. Sono abbastanza significativi anche gli incrementi del valore aggiunto e anche del risultato ante imposte, mentre è molto modesto quello del risultato netto. Naturalmente, anche per i valori medi, la crescita si è verificata tutta tra il 2009 e il 2010, mentre nell’ultimo anno, le grandezze relative al reddito hanno tutte subito una diminuzione. Quasi il 64% delle società di capitale in provincia risulta in utile, realizzando circa l’87% del valore della produzione del campione totale. Le imprese in utile sono, dunque, numericamente del tutto prevalenti e realizzano una quota proporzionalmente molto maggiore di fatturato rispetto a quelle in perdita. Tra il 2010 e il 2011, il numero delle imprese in utile è diminuito e per converso sono aumentate quelle in perdita di circa il 2%. Tuttavia, il valore della produzione delle imprese in utile è aumentato dell’8,3% (su scala nazionale, l’aumento è stato dell’8,4%); anche le imprese in perdita hanno beneficiato di un incremento delle vendite, ma solo dello 0,4% (mentre a livello nazionale, l’incremento è stato del 4,7%). Da notare che, tra le sole società per azioni, quelle in perdita hanno aumentato il fatturato del 104%, mentre quelle in utile lo hanno diminuito di quasi il 3%. Note positive per l’economia Irpinia derivano dai dati del commercio estero: nel primo semestre 2012 l’export provinciale pari a circa 500 milioni di euro è aumentato del 7% con + 31 milioni di euro in valore assoluto. I prodotti alimentari e la lavorazione del metallo trainano anche nel 2012 la crescita del made in Irpinia sui mercati esteri. Da rimarcare infine che come a livello nazionale anche in provincia di Avellino gli imprenditori stanno penetrando in nuovi mercati tenendo conto della stagnazione in cui versa soprattutto l’economia dell’area UE; infatti le aree in crescita sono soprattutto quelle del mediterraneo (+37%) e del medio oriente (+21%) che identificano paesi emergenti con rilevanti trend di sviluppo, così come è incoraggiante soprattutto per i nostri prodotti alimentari di qualità la riprese degli Stati Uniti con +34%.(di Giulia Manzione)
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