Matteo Renzi ritorna ad Avellino dopo quattro anni, che fine ha fatto il rottamatore?

Matteo Renzi ritorna ad Avellino dopo quattro anni, che fine ha fatto il rottamatore?

25 Ottobre 2016

Quel che è certo è che mercoledì 26 ottobre, quando il premier e leader del Pd Matteo Renzi ritornerà ad Avellino – a quattro anni esatti dalla sua ultima visita nella città capoluogo – ci saranno davvero tutti.

Era il 26 settembre del 2012 quando l’allora sindaco di Firenze fece tappa in città nell’ambito delle elezioni Primarie avvenute in Italia per individuare il leader della coalizione di centro-sinistra “Italia. Bene Comune”, in vista delle successive elezioni politiche del 2013.

Erano gli ultimi giorni della tribolata sindacatura di Pino Galasso ad Avellino (di lì a breve si sarebbe dimesso per non incappare sulle norme dell’incandidabilità per le politiche della successiva primavera, ndr) mentre a livello provinciale impazzava la polemica sul riordino delle Province e su quello che doveva essere il territorio unico Irpinia-Sannio (o Ave-Sannio), così come presentato dai ministri Patroni Griffi e Cancellieri.

Accolto dall’allora sindaco di Frigento, il renziano della primissima ora Luigi Famiglietti (oggi deputato Pd) e da pochi, pochissimi esponenti dem di Avellino (tra cui Lello De Stefano, Toni Ricciardi, Nando Romano, Andrea Forgione e anche Ettore Iacovacci, oggi riferimento di Scelta Civica in città), la carovana di Adesso! irruppe al centro sociale Samantha Della Porta, scortata dai vari Giorgio Gori (già fondatore di Magnolia, oggi sindaco a Bergamo), Luca Lotti (oggi Sottosegretario e braccio destro di Renzi) e Simona Bonafè (che curava la comunicazione dell’allora candidato premier, oggi europarlamentare Pd).

Renzi (che poi avrebbe perso quelle Primarie, ndr) giunse in Irpinia nel pieno della battaglia (infinita) degli operai della ex Irisbus. Al Centro sociale, l’ex sindaco di Firenze ebbe modo per la prima volta di confrontarsi direttamente con le tute blu di Flumeri (l’ultimo incontro, nel 2014 a Morra de Sanctis in occasione della visita del Premier alla Ema, ndr) affermando (così come ha fatto di recente anche la scorsa primavera) di essere dalla parte di Sergio Marchionne, frase che quattro anni fa scatenò la furia e la protesta degli operai di Valle Ufita.

Come nel 2o12, è assai probabile che anche mercoledì il tema della ex Irisbus prenderà spazio negli interventi di Renzi che ad Avellino dovrebbe giungere con Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e deus ex machina dell’operazione che ha portato alla nascita della nuova realtà industriale di IIA.

Ma in quattro anni, poco o nulla è cambiato rispetto ai temi che balzarono agli onori della cronaca in quel pomeriggio avellinese: al di là delle promesse, la fabbrica di Valle Ufita, rilevata da Industria Italiana Autobus, è ancora ben lontana dall’essere riaperta e Massimo D’Alema, pur fuori dal Parlamento, continua a rappresentare l’antagonista sul piano politico di Renzi.

Cosa è rimasto di quel rottamatore che sognava di ricostruire l’Italia sul modello Firenze?

Dove sono le folle oceaniche di qualche anno fa che che stravedevano per il giovane guerriero del nuovo, rottamatore e portatore di un linguaggio inedito?

Il referendum del 4 dicembre sta assumendo sempre più i connotati di una partita sul destino del premier. Che ha meno di due mesi di tempo per far cambiare verso agli umori degli italiani.