Questa mattina, intorno alle 6, i militari della Compagnia Carabinieri di Avellino hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Carlo Modestino su richiesta del Sostituto Procuratore Francesco Soviero della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di uno dei personaggi di spicco del panorama camorristico avellinese, già affiliato anche al clan Genovese: Franco Rosafinta, classe 1949, nato e residente a Santo Stefano del Sole, pluripregiudicato e attualmente sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di firma presso la stazione dei Carabinieri di Salza Irpina. L’uomo è stato tratto in arresto per alcuni reati commessi ad Atripalda tra maggio e giugno 2008, quando si è reso responsabile del reato di estorsione aggravata.
L’indagine è scaturita da una denuncia presentata nel mese di giugno 2008 ai Carabinieri della stazione di Avellino dal titolare di un’impresa che aveva denunciato di essere stato avvicinato dal Rosafinta con l’offerta di protezione in cambio di un “pizzo” costituito da una fornitura gratuita di materiali edili. Il pregiudicato per intimorire l’interlocutore avrebbe iniziato la conversazione con il racconto di alcuni episodi delittuosi avvenuti nei mesi precedenti, quando vari imprenditori furono oggetto di attentati incendiari, sottolineando quanto fosse “doloroso” per un’impresa subire danni economici di quel livello, aggiungendo inoltre di essersi attivato in prima persona con le famiglie camorristiche Cava e Genovese affinché certe minacce estorsive non si verificassero più nel Comune di Atripalda. Rosafinta, in altre parole, si voleva impegnare personalmente affinché nessun’altro imprenditore estraneo alla “zona” potesse lavorare ad Atripalda, ma in cambio chiedeva un ingente quantitativo di materiale edile, che a suo dire gli sarebbe servito per il completamento di alcuni lavori nelle abitazioni di sua proprietà. Dopo quel primo colloquio, o per meglio dire dopo quella prima richiesta estorsiva, Rosafinta contattò nuovamente l’imprenditore nei primi giorni di giugno, per ritirare il materiale edile “ordinato”, ma all’esplicito diniego di quest’ultimo, l’uomo si espresse con grande disappunto, facendo esplicito riferimento al rispetto che gli era dovuto ed alle conseguenze per l’imprenditore, che avrebbe sicuramente pagato il grave affronto.
Le indagini, condotte dalla Compagnia di Avellino con l’ausilio del Nucleo Investigativo del Comando provinciale e dirette dalla DDA di Napoli, hanno permesso di evidenziare che il 60enne è stato effettivamente molto vicino alle famiglie camorristiche e che negli ultimi tempi tendesse a lavorare principalmente in forma autonoma. Al Rosafinta è stata contestata l’aggravante dell’aver agito avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua vicinanza a note famiglie camorristiche. Tutto quanto sopra descritto è stato quindi racchiuso all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che i Carabinieri hanno notificato al Rosafinta questa mattina. L’uomo, condotto presso la caserma di via Brigata Avellino, è stato sottoposto agli accertamenti di rito, per essere poi accompagnato presso la casa circondariale di Avellino – Bellizzi Irpino, dove permarrà fino alle prossime decisioni dell’autorità giudiziaria antimafia.
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