Mancino premiato dall’avvocatura, “ci vuole dialogo”

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Avellino – L’Ordine degli Avvocati di Avellino festeggia Nicola Mancino. Il nuovo vice presidente del Csm ospite questa mattina del Collegio togato che ha voluto celebrare la prestigiosa nomina e riconoscere gli anni di lavoro svolti dall’ex senatore come avvocato. Ma anche l’occasione per lanciare un appello ad una mediazione che possa mettere fine alla querelle tra camera penale e la procura della Repubblica. Ricordiamo infatti che proprio al Csm si sono rivolti gli avvocati irpini per risolvere la vertenza aperta con il procuratore Romano sul funzionamento degli uffici giudiziari. Da una parte la denuncia degli avvocati sulla disorganizzazione, la precarietà dei collegi e delle strutture. Dall’altra la Procura che ha spesso puntato l’indice contro la classe togata invitando gli avvocati ad un atteggiamento più lineare. Una querelle che va avanti da più di un anno che ha portato a diverse ondate di scioperi. Di qui l’appello a Mancino che tuttavia non ha nascosto il ‘limite’ del Csm nella risoluzione del caso. L’ex senatore irpino si è dilungato poi sul rischio ‘paralisi’ del Csm per effetto della riforma dell’ordinamento giudiziario. Tra le difficoltà evidenziate da Mancino, la trasformazione dell’azione disciplinare. “Oggi – spiega – in sezione disciplinare ci sono 60 pendenze di cui 15 sospese. Non possiamo parlare di un sovraccarico dell’attività giurisdizionale, ma occorre un filtro che consenta per le denunce palesemente infondate uno sbocco immediato”. Criticità verrebbero dalla riforma anche per ciò che riguarda gli incarichi direttivi: “Ci sono molti vuoti e un cumulo che occorre rimuovere – ricorda Mancino – ci vuole più speditezza e con la nuova legge la questione non è superata, ma c’è un aggravamento”.

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