Maggio in musica chiude con il clavicembalista Enrico Baiano

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Avellino – Gran finale alla chiesa di S. Anna dei Lombardi con il clavicembalista Enrico Baiano per il ‘Maggio dei Monumenti’ organizzato dal Conservatorio Cimarosa di Avellino.
Questa mattina l’artista napoletano ha proposto un interessante excursus mirato ad illustrare la produzione cembalistica settecentesca dal titolo ‘Scarlatti ed i suoi contemporanei europei’. Considerato uno dei più completi ed interessanti interpreti sulla scena della musica antica, il rinomato cembalista napoletano, infatti, è ritornato al suo pubblico con una ricca locandina che comprende musiche di Rameau, Fischer, Telemann, Vivaldi e, naturalmente, Domenico Scarlatti. Dopo i recenti cimenti concertistici cittadini con la produzione di Domenico Scarlatti e Carl Philipp Emanuel Bach, Enrico Baiano ha proposto un itinerario imperniato intorno al repertorio tastieristico praticato ai tempi di “Mimo”. I rappresentanti di varie latitudini contribuiscono a ricostruire uno spaccato musicale europeo assai intrigante dove alle formule “franche” si sommano quei tratti distintivi fatti di sperimentalismo compositivo e tecnica strumentale.
La cifra dei singoli autori come va ricercata?
Ad esempio la musica francese viene spesso accusata di essere convenzionale, stereotipata, sempre uguale a se stessa. In effetti vi sono in essa stilemi e movenze peculiari, immediatamente riconoscibili in tutta la produzione dei secoli XVII e XVIII: ma questo semmai è un pericolo per l’interprete, che rischia di privilegiare le somiglianze morfologiche tra i vari autori – eseguendo perciò tutti allo stesso modo – invece di ricercare ciò che di personale esprime ciascun compositore servendosi di un linguaggio. Così Rameau si distingue dai suoi contemporanei per l’invenzione melodica più ricca ed espressiva, per il trattamento più libero delle forme di danza e per le arditezze armoniche; egli inoltre esplora le possibilità foniche e tecniche dello strumento con un tipo di scrittura che spesso trascende il semplice jeu de doigts comunemente in uso in Francia al tempo e richiede invece il coinvolgimento di tutto il braccio (salti, incroci, arpeggi semplici e spezzati, apertura e chiusura rapida del palmo).
Mentre per Bach…
Possiamo solo ricordarne la sovrumana capacità di padroneggiare e sintetizzare tutti gli stili e le forme musicali a lui precedenti e contemporanee, creando un linguaggio dove il magistero inventivo ed informativo è pari alla pregnanza dei contenuti musicali ed extramusicali. Il Clavicembalo ben temperato (1720-1744) sta alla musica occidentale come la Commedia dantesca sta alla letteratura occidentale; è, tra l’altro, un specie di enciclopedia della musica, dove vediamo rappresentati esempi di mottetto severo, di svariati tipi di danza, di studio per una o entrambe le mani, di grandi affreschi musicali. Il sonatismo scarlattiano da te indagato con inusitati risultati esecutivi che hanno aperto straordinarie prospettive di lettura, come va visto? A dispetto della denominazione, le Sonate sono per lo più assimilabili alla forma della toccata italiana, della quale una delle caratteristiche salienti è senz’altro la varietà. D’altronde solo l’abitudine all’improvvisazione e la familiarità con i salti logici ed emotivi della toccata secentesca potevano permettere di gestire una miriade di materiali eterogenei in maniera così spregiudicata, per non dire temeraria! La maggior parte delle sonate non comincia nemmeno con un tema vero e proprio, ma con un abbozzo melodico che, una volta abbandonato, quasi mai viene ripreso. Subito dopo, invece, cominciano le sorprese: è negli episodi di transizione che si esplicano le sconfinate possibilità inventive di Scarlatti. Egli organizza il discorso musicale secondo una concezione retorica dell’eloquio, tesa a catturare l’attenzione dell’ascoltatore e a stimolarne la fantasia con tutti i mezzi possibili.

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