Il 28 marzo 2026, i Maestri del Lavoro del Consolato Provinciale di Avellino si sono ritrovati, insieme a una folta rappresentanza dei Maestri del Lavoro del Consolato Metropolitano di Napoli, nella suggestiva cornice del Convento di San Francesco a Folloni – Montella (AV) per partecipare alla SS Messa officiata da padre Marcus.
In occasione dell’Ottocentenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026) è stato indetto uno speciale Anno Giubilare dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, con decreto della Penitenzieria Apostolica, che permette di ottenere l’indulgenza plenaria visitando le chiese francescane in pellegrinaggio spirituale ispirato alla vita del poverello di Assisi, promuovendo la spiritualità della pace e della fraternità. Significativo il messaggio rivolto ai presenti da parte del Past President della Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro che ha definito il ruolo del Maestro del Lavoro come “Un’eredità Francescana nel cuore della Società”: Il Giubileo del 2026, che commemora gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, offre l’occasione per riflettere su un tema di grande attualità: il valore etico e sociale del lavoro. In questa prospettiva, la figura del Maestro del Lavoro appare sorprendentemente vicina all’insegnamento del Poverello d’Assisi. Il titolo di Maestro non rappresenta soltanto un prestigioso traguardo professionale, ma si configura come un autentico modello di cittadinanza attiva. Analizzando i pilastri dell’onorificenza, emerge, infatti, una straordinaria sintonia con il pensiero di San Francesco, il quale ravvisava nel lavoro una “grazia” e uno strumento privilegiato per concorrere al bene comune: occorre distinguersi per “perizia, laboriosità e buona condotta morale”. Nella sua Regola, Francesco esortava i frati a operare con fedeltà e devozione; allo stesso modo, l’impegno del Maestro rispecchia la dedizione francescana nel compiere ogni opera con cura meticolosa, intesa, non come vanagloria, ma come espressione di integrità. In tale ottica, la “buona condotta” diviene il riflesso laico della rettitudine del Santo. L’impegno a offrire la propria esperienza per risolvere criticità tecniche e sociali rende il Maestro una risorsa preziosa per la collettività. Come Francesco non trattenne per sé la rivelazione ricevuta, ma la mise al servizio del mondo per “riparare la casa” di Dio, così il Maestro mette a disposizione il sapere di una vita per sanare le fratture sociali ed economiche del nostro tempo. Il cuore pulsante dell’associazione risiede poi nell’esortazione statutaria ad assistere i soci in stato di necessità. È qui che rivive il concetto di “fraternitas”: San Francesco poneva la cura dei fratelli, specie i più fragili, al di sopra di ogni formalismo. Il mutuo soccorso traduce così, in una chiave associativa moderna, l’abbraccio francescano verso chi vacilla. Favorire l’inserimento delle nuove leve nel mondo del lavoro è, forse, il punto più nobile dello Statuto. Francesco fu un eccezionale educatore di coscienze, capace di guidare i giovani non attraverso i precetti, ma con l’efficacia dell’esempio. Il Maestro del Lavoro agisce qui come guida autorevole: una figura che non impone autorità, ma trasmette saperi con umiltà, spianando la strada alle future generazioni. Promuovere la solidarietà sociale è l’atto finale che nobilita l’intera carriera, e il volontariato ne rappresenta la declinazione laica. Proprio come Francesco si spogliava dei propri beni, il Maestro si “spoglia” del proprio tempo e delle proprie competenze per farne un dono gratuito alla società. Il legame profondo tra i dettami dello Statuto e il pensiero francescano risiede proprio nella nobilitazione dell’agire umano: entrambi riconoscono che il lavoro è degno di questo nome solo se accompagnato dalla virtù e se genera un beneficio per l’altro. A tal proposito, va ricordato anche il pensiero di un altro grande Francesco, Papa Bergoglio, che nell’enciclica Fratelli tutti sottolinea come «un’economia senza volto umano distrugga la fraternità», ribadendo che «il lavoro è il modo in cui ci prendiamo cura gli uni degli altri».
A seguire, è stata effettuata una visita al Convento ed al Museo annesso, per poi concludere la giornata con il pranzo sociale in un agriturismo della zona con degustazione di prodotti tipici locali.
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