Lotta alla camorra, Rosario Cantelmo esempio per la tv di stato in Germania

Lotta alla camorra, Rosario Cantelmo esempio per la tv di stato in Germania

3 Dicembre 2015

Ha fatto tanto rumore in questi anni l’attività del Procuratore della Repubblica di Avellino, Rosario Cantelmo.

Un rumore così assordante da scuotere i centri di potere di ogni dove in Campania, la cui eco ha travalicato i confini nazionali.

Il capo della Procura avellinese è stato, infatti, il protagonista del nuovo reportage che la troupe della televisione tedesca Ard ha dedicato alla lotta alla camorra e al malaffare in Campania.

Col suo arrivo ad Avellino, Cantelmo e i suoi sostituti hanno messo materialmente le mani su carte e fascicoli, aperto e svuotato archivi, chiamato a responsabilità senza timori reverenziali politica, istituzioni, sindacati, tecnici, rappresentanti del mondo imprenditoriale, dando il via ad una stagione di inchieste, in città ed in provincia, come non se ne vedevano da tempo.

Isochimica, lo scandalo alloggi popolari, la Dogana, le concessioni edilizie al Comune di Avellino, la tragedia del bus sull’A16 e ancora i traffici di droga, la piaga dell’inquinamento delle falde acquifere e dell’ambiente: sono solo queste alcune delle voci all’attenzione della squadra del Procuratore che più volte in questi ultimi tre anni ha sottolineato come l’Irpinia isola felice non lo sia più ormai da tempo.

Già da ex vertice della Dda di Napoli Cantelmo conosceva assai bene la provincia irpina, avendo lavorato a inchieste sui clan Cava e Graziano, molto attivi nella Valle di Lauro.

E in questa direzione, si inserisce il reportage che il principale gruppo radiotelevisivo pubblico in Germania ha voluto dedicare all’attività portata avanti da Rosario Cantelmo negli ultimi anni.

Un servizio sulla camorra in onda sulle reti Ard

Un servizio sulla camorra in onda sulle reti Ard

Alessandra Molinari e i suoi collaboratori della tv Ard, già noti ai più perché lo scorso anno furono aggrediti dai parenti del boss della ‘ndrangheta Mazzagatti a Oppido Mamertina (in provincia di Reggio Calabria) dove erano andati a raccontare la storia dell’inchino alla Madonna, hanno dedicato proprio al capo della Procura di Avellino una speciale intervista sul tema della lotta alla camorra in Campania, sottolineando nella figura di Cantelmo uno dei modelli, uno dei personaggi chiave della battaglia dello Stato contro la malavita organizzata.

CANTELMO E IL MODELLO ERCOLANO – Cinque anni fa, quando l’attuale Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti lasciò la Distrettuale Antimafia di Napoli per rivestire l’incarico di Procuratore della Repubblica di Salerno, Cantelmo andò a ricoprire l’incarico di procuratore aggiunto presso la Dda di Napoli.

Tra le sue competenze c’era proprio quella riguardo alla camorra di Avellino.

Cantelmo, si ricorderà, si rese promotore della vera e propria svolta vissuta dalla città di Ercolano, tristemente nota per essere stato territorio ostaggio dei clan. Nacque il ‘modello Ercolano’ (espressione coniata dallo stesso Cantelmo, ndr) dove il lavoro dei pm che hanno collaborato col Procuratore di Avellino convinse i commercianti del posto a ribellarsi al racket.

Nel curriculum di Cantelmo ci sono state molte operazioni che hanno avuto risalto nazionale.

Come quella denominata Golden Goal, un giro d’affari dei due clan camorristici egemoni tra Castellammare di Stabia e Gragnano (rispettivamente i D’Alessandro e i Di Martino-Afeltra) che muoveva milioni di euro ogni anno, grazie al reinvestimento di soldi nelle scommesse legali delle agenzie che venivano sfruttate per pulire il denaro provento della fiorente attività di spaccio condotta grazie alle numerose piantagioni di canapa indiana gestite sui monti Lattari, dall’usura e dalle estorsioni.

Ma la storia giudiziaria del Procuratore della Repubblica di Avellino non è solo rappresentata dalle inchieste sui clan. Rosario Cantelmo infatti negli anni 90 fu uno dei componenti del pool che si occupò della Tangentopoli napoletana, insieme ai colleghi Nicola Quatrano, Arcibaldo Miller, Nunzio Fragliasso, Domenico Zeuli, Isabella Iaselli, Alfonso D’Avino.

Furono loro a firmare le inchieste su Gava, Pomicino, Di Donato, De Lorenzo, Scotti, Vito, sulla classe politica dirigente del Mezzogiorno al gran completo. Ma anche quella sul Re Mida della Sanità, quel Duilio Poggiolini che aveva nascosto centinaia di milioni nel puff.

Oggi, tra le varie attività, Cantelmo è in prima linea per restituire dignità ai lavoratori dell’ex Isochimica di Avellino, l’azienda di Borgo Ferrovia che dal 1983 al 1988 liberava dall’amianto le carrozze ferroviarie per conto delle Ferrovie dello Stato.

La Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio per 29 persone accusate, a vario titolo, di omicidio plurimo colposo, disastro doloso e disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e omissione in atti di ufficio.

Nel corso degli anni, 20 ex operai sono deceduti per patologie collegate alla esposizione all’amianto, e 237 risultano contaminati ma secondo l’inchiesta, coordinata da Rosario Cantelmo e dai pm Roberto Patscot e Elia Taddeo, le attività dell’Isochimica, avrebbero causato “… un numero imprecisato di decessi e malattie tra gli abitanti e residenti di Borgo Ferrovia”.


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