L’opinione di… Titti Festa: “Comunque vada sarà un successo”

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Da “Il Biancoverde” numero 14 del 22/11/2013

“Comunque vada sarà un successo. Lo ripeteva Piero Chiambrietti, qualche tempo fa, lo ripeto io ogni sabato sera, dopo ogni partita dell’Avellino. Perché davvero quello che sta succedendo va al di là della più rosea aspettativa mia e del tifoso più ottimista e sognatore – dichiara -. Ma il sogno é la chiave di tutto questo. Il sogno è quello che ha alimentato ognuno di noi in questi anni, (giornalisti, supporter, in primis ) quando ci siamo ritrovati nell’inferno della serie D, su campi assurdi contro squadre sconosciute e dal nome impronunciabile. Il sogno è quello che ci ha permesso di tenere duro, di sperare forte, di pensare che ad Avellino sarebbe tornata una dimensione del calcio a misura di una città che ha permesso a Gianni Brera, e non solo, di scrivere pagine bellissime su una Cenerentola di Provincia. Pagine che sono rimaste nella storia della nostra Irpinia e di tutta l’Italia.
E così, passo dopo passo, socio dopo socio di un club nato dopo un fallimento tremendo, un terremoto di cui ancora oggi ci portiamo addosso le ferite ( vedi questione logo), l’Avellino è rinato. Ma rinascita non ha fatto immediatamente rima con ritorno dell’entusiasmo, della passione sopita e offesa. No. Nei momenti clou certo la risposta c’è stata, come in occasione dei play off, ma il fatto che non si sia vinto sul campo, vedi i due ripescaggi consecutivi, ha bloccato gli ingranaggi, ha ritardato il ritorno al vero amore. Poi arriva un piovoso pomeriggio di maggio, e tutto sembra ricominciare a prendere la giusta direzione, qualcosa si risveglia forte in chi aveva deciso, nonostante tutto di seguire l’As, anche se nel cuore c’era quell’Us stampato a fuoco. Quel pomeriggio in sala stampa viene presentato Massimo Rastelli. É teso, emozionato, di poche parole però molto chiare. ” Avellino per me rappresenta una grande occasione da allenatore, dopo avermi regalato tanto da giocatore. Desidero vincere e soprattutto spero di riuscire a riportare entusiasmo, risvegliando l’orgoglio degli irpini, il loro senso di appartenenza, il loro amore per questi colori così martoriati negli ultimi anni”. Sono parole certo. Ma alle quali seguono già i fatti: più di duemila tifosi nel ritiro di Sturno, quel calore, non solo estivo, che si avverte, quel tornare a parlare di calcio negli uffici, nei bar, al supermercato. L’inizio è complicato. Troppi pareggi, troppe critiche, ma Rastelli tiene duro e alla fine ha ragione lui. La squadra gli si stringe intorno, lo marca a uomo, lo segue, gli ingranaggi cominciano a funzionare e come é andata a finire lo ricordiamo tutti. Campionato di prima divisione vinto, contro ogni previsione di addetti ai lavori e non. ” L’Avellino è la meno forte” dicono tutti in coro. Alla fine devono ricredersi, chinare il capo, riconoscere i giusti meriti alla società, all’allenatore, ai calciatori. Non so se alla fine di questo campionato di serie B succederà la stessa cosa, forse sarà colpa di Rastelli che ha catechizzato anche me con questo leit motiv della salvezza. A gennaio la mia idea sarà più chiara, alla luce della classifica e dei possibili interventi promessi della società. Ma oggi quello che so – prosegue la conduttrice di Linea Verde Sport – è che gli uomini di Rastelli mi emozionano e mi sorprendono, partita dopo partita. Sarà che le mie aspettative non sono alte o che le ferite del passato bruciano ancora. Perché gli ultimi due campionati di serie B seguivo i lupi ovunque, in lungo e largo. Ed il ritorno dalle lunghe trasferte come Brescia, Cittadella, Livorno e Ascoli, ne potrei citare tante altre, era un funerale più che un viaggio. Sono stati campionati di mortificazioni, senza progettualità, senza un briciolo di organizzazione, senza nulla. Ma quelli erano altri tempi. Il presente è questo Avellino che rende di nuovo orgogliosi tutti: un Avellino che lotta sempre, con forza, determinazione, senza paure, senza limiti, cercando di tenere sempre presenti potenzialità e difetti. Un Avellino che spero continui a stupire, entrando così nella storia come pochi altri hanno fatto. E raccontarla questa storia, sarebbe davvero una splendida e irripetibile emozione” – conclude -.

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