Avellino – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Francesco D’Ercole, Capo dell’Opposizione in Consiglio Regionale, che invita ad un ritorno alla politica pura, al rispetto della storia di ciascun partito e alla trasparenza nei rapporti e nelle alleanze.
“Apro ogni giorno i giornali con la stessa speranza: conoscere le opinioni politiche dei diversi esponenti di partito sui quali dovrebbero convergere i consensi popolari alle prossime elezioni. Ogni giorno questa mia speranza è delusa. Si parla sempre di tutt’altro, sia a destra che a sinistra, per non parlare del centro, che, come è noto, è il punto di indifferenza.
Ma davvero la politica si è ridotta a gestire le poltroncine degli amici, alla querelle sui nomi da inserire negli organigrammi provinciali del Pd o del Pdl, a tradurre in lingua corrente la verbosità spesso sgraziata ora di tizio, ora di caio? Mi rifiuto di crederlo. Ed è per questa ragione che rivolgo un appello a tutti perché si torni alla Politica pura, a quell’esercizio esaltante della mente capace di produrre idee per risolvere i problemi della gente.
Negli ultimi tempi, come credo tutti avranno notato, gli schieramenti hanno smesso di combattersi, gli scontri sono circoscritti all’interno delle coalizioni, con una capacità disgregativa che davvero non ha eguali. Tutto ciò rivela un esasperato individualismo che configge pericolosamente con la logica della politica, assecondando soltanto la logica del potere che, da sola, non porta da nessuna parte.
I filoni su cui occorre ragionare sono due: primo, cosa fare per rispondere ai bisogni della nostra collettività, secondo, con chi farlo.
Sul primo punto abbiamo una prateria da esplorare, quella che ci consegna in eredità il fallimentare prolungato governo di centrosinistra, guidato da Bassolino. Non si tratta tanto di cancellare gli strumenti fin qui utilizzati per (non) dare sviluppo alla Regione, si tratta di cambiare metodi di gestione di quegli strumenti.
Non basta approvare un Paser (piano di azione per lo sviluppo economico della regione) di trecento pagine in cui c’è tutto e il contrario di tutto, per poi dare attuazione soltanto a qualche rigo di quel piano, magari il più adattabile ai disegni clientelari di chi lo gestisce.
Dobbiamo individuare degli assi di sviluppo sui quali concentrare le maggiori risorse. Pochi settori capaci di caratterizzare positivamente l’azione del governo regionale.
Se riteniamo, come è giusto ritenere, effettivamente appetibile il nostro territorio per gli investimenti di tipo produttivo, da un lato è necessario sburocratizzare le procedure amministrative che riguardano le istanze degli investitori, dall’altro appare urgente superare i limiti di bilancio che finora hanno caratterizzato la politica industriale della regione.
Sul fronte del turismo, nonostante le grandi potenzialità dell’intero territorio, possiamo contare soltanto sui tradizionali approdi costieri e insulari, ormai saturi, sui quali, peraltro, vengono ancora gettati fiumi di fondi nazionali ed europei.
Io, invece, immagino un golfo di Napoli come alla più grande e più bella piscina naturale del mondo, bonificata da Mondragone a Sorrento, grazie a depuratori efficienti sia di livello comunale sia di livello comprensoriale. Immagino i monti delle aree interne percorsi da turisti attratti dalla curiosità di scoprire le ricchezze paesaggistiche e storiche di quei territori. Pensare alla grande è difficile se si guarda al recente passato, che contempla il clamoroso insuccesso della bonifica del litorale di Bagnoli, il cui nulla o quasi è costato centinaia di milioni di euro.
E’ tempo di cambiare registro, l’aggressione ai fondi pubblici con obbiettivi oscuri deve cessare.
Sul secondo punto di riflessione, quello relativo alle forza politiche con cui condividere il progetto di governo, il discorso meriterebbe un più lungo approfondimento, che in questa sede è impossibile fare. Ma una cosa deve essere chiara a tutti: non possiamo portare le lancette della storia indietro nel tempo.
Abbiamo superato non senza fatica e traumi, il sistema delle elezioni a scatola chiusa: “dammi i voti, poi ti dirò con chi governerò”. Oggi si profila all’orizzonte un sistema ancora più subdolo:” vengo con te se mi dai di più di quanto mi darebbe il tuo avversario”.
L’inquietante naturalezza con cui Casini a Roma e De Mita in Campania professano la dottrina “vado con chi mi conviene” è un segnale allarmante per il sistema politico che, peraltro è totalmente sprovvisto di anticorpi, tant’è che entrambi i maggiori partiti dei due schieramenti fanno a gara per fare l’offerta migliore. Ma per fare cosa? Per reintrodurre l’instabilità dei governi, da tutti denunciata ma mai seriamente combattuta? Qualcuno dovrebbe ricordarsi che alle regionali vince chi prende un voto più del secondo, non chi prende il 50 +1%.
Questo dovrebbe bastare ai due maggiori partiti per scegliere la strada della chiarezza con gli elettori e scontrarsi sui diversi e contrapposti modelli di Regione, non su chi fa la coalizione più numerosa.
Mi rivolgo a chi ha orecchie per sentire, a destra come a sinistra: vogliamo ricominciare a litigare sulle idee? Magari evitando di aggiungervi troppe parole”.
