“Il 2013 è stato un anno di tensioni politiche ma che consegnerà riforme complete e compiute a partire dalla legge elettorale”. Lo ha detto il premier Enrico Letta. “Ci è sempre stato rimproverato che l’Italia non è in grado di produrre una leadership di 40enni”, ha aggiunto. “Il nostro Paese ha risposto facendo una svolta generazionale senza precedenti”. “Ora siamo messi alla prova, abbiamo l’opportunità di risolvere i problemi”, ha affermato. “Il 2014 sarà l’anno delle riforme” – “Il 2014 sarà l’anno della svolta, non solo per l’economia ma anche e soprattutto per le riforme istituzionali”, ha aggiunto il premier nel corso della conferenza stampa di fine anno. “Prima delle elezioni europee di maggio, il prima possibile, dobbiamo avere una nuova legge elettorale”. “L’Italia – ha assicurato – ce la farà” avendo messo alle spalle la parte più complessa della crisi economica. Le tensioni politiche sono al massimo ma nel 2014 ci saranno le riforme e miglioreranno i dati economici”. “Nel 2014 fisco più amico dei cittadini” – “Le norme che verranno approvate già da gennaio – ha proseguito – renderanno per il prossimo anno il fisco più amico dei cittadini”. “A gennaio – ha spiegato il presidente del Consiglio – terminerà l’iter della delega fiscale, con la conseguente applicazione dei decreti attuativi che prevedono riforme importanti per rendere più efficiente il nostro sistema”. Nella road map del governo, priorità per il 2014 è il superamento del bicameralismo perfetto. Il premier punta inoltre a intervenire sulla Costituzione per rendere più semplici, a cascata, una serie importante di riforme. Letta ha fatto l’esempio della abolizione delle province: “Sarebbe stato più semplice intervenire se nella Carta avessimo cancellato la parola ‘province’?”, ha spiegato. Sulla riforma costituzionale per eliminare il bicameralismo perfetto e riformare il federalismo del titolo V della Carta, il premier, pur auspicando il massimo della convergenza, chiede al Parlamento che l’approvazione avvenga “con un voto in meno della maggioranza dei 2/3, per consentire di avere un referendum, perché, per come è caduta la credibilità politica, questa grande riforma ha bisogno del voto dei cittadini”. “So per certo che ci sono le condizioni per cogliere le opportunità, ma so anche che 5 anni di crisi durissima hanno creato un disagio sociale terribile”, ha sottolineato. “Ecco perché accanto alle opportunità per far ripartire il Paese – ha detto Letta – dovremo occuparci di chi la crisi ha distrutto”. In 8 mesi 33mila persone che stavano nella categoria degli esodati hanno trovato risposta e “questa – ha spiegato il premier – è la dimostrazione di un governo e un Paese che non vuole sfasciare la riforma delle pensioni ma non vuole lasciare nessuno perso per strada”. “Non sono e non sarò mai un premier tecnico” – Per finire è stato chiesto a Letta se intende sostenere la candidatura alla premiership del sindaco di Firenze. “Se il Pd continuerà a fare gioco di squadra – ha risposto – potrà venirne solo del bene. Io non sono e non sarò mai un premier tecnico, ho fatto e farò scelte politiche. Ho rischiato quando si è ventilata la crisi, mi sono assunto le mie responsabilità e continuerò a farlo”.
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