Legalità e sicurezza, lectio magistralis del generale Mori a Fontanarosa

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Legalità, intelligence e sicurezza, di questo si è parlato oggi a Fontanarosa.
Tre argomenti vasti, alla base di un Paese democratico. L’Istituto Comprensivo “Di Prisco” ha organizzato questo bell’evento alla presenza del Colonnello Giuseppe De Donno, fidato di Giovanni Falcone, del generale Mario Mori, appena assolto dall’accusa della mancata cattura di Provenzano, del Procuratore aggiunto presso Napoli Nord Domenico Airoma, del Provveditore agli Studi di Avellino Rosa Grano, del Sindaco di Fontanarosa Flavio Petroccione, della dirigente dell’ Istitutio Comprensivo “Luigi Di Prisco” Antonellla De Donno. Presente in prima fila anche il Questore di Avellino Maurizio Ficarra.

Dopo la presentazione della dirigente De Donno, i saluti istituzionali del primo cittadino di Fontanarosa che mette subito una cosa in chiaro: “Mario Mori è un vero difensore dello Stato”.

Il parallelo con il giudice Ciampi è inevitabile, il video dedicatogli rende onore al nativo di Fontanarosa, barbaramente ucciso un anno fa presso il tribunale di Milano. Si parla di legalità e ci si chiede se la Provincia di Avellino sia un’isola felice, il Provveditore Rosa Grano risponde negativamente, la facilità del guadagno avvicina le persone alla malavita e i “colletti bianchi” acuiscono le criticità. La politica, attualmente, non è più vista come bene comune e si fa un errore a ritenere le organizzazioni criminali incolte.

La presenza dei tanti alunni al Museo civico di Fontanarosa induce il Provveditore a ricordare il monito di Borsellino: “Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ha paura muore una volta sola”. Un assist per il Procuratore Airoma che ricorda positivamente i primi passi da lui mossi come sostituto proprio in Irpinia. Non basta il rispetto delle regole ma bisogna riacquistare il profondo senso della giustizia. L’ affiliazione alla malavita è frutto oltre che di scelte relativistiche, di smarrimento e confusione. Poi Airoma lancia un messaggio paradossale che era uno degli slogan di Giovanni Falcone: “Per combattere la mafia dobbiamo riconoscere che essa ci rassomiglia”. Non ammette gli ammiccamenti della società moderna, esiste il bianco e il nero cioè il giusto e l’ errato ma non il grigio. “Ragazzi fatevi domande forti, solo così potrete andare a fronte alta e schiena dritta”. Il Colonnello Giuseppe De Donno racconta che nel 1989 si riuscì a scoprire che negli appalti esisteva un accordo tra “cosa nostra”, imprenditori e politici tanto che si arrivò a dire: la mafia è entrata in borsa. Non può che tessere le lodi di Giovanni Falcone, uomo all’apparenza burbero ma dotato di una grande umanità.

Venti anni sono tanti, questo è il tempo trascorso per l’assoluzione del generale Mario Mori. Ad una domanda subito risponde: “Dopo la mia vittoria nessuno mi ha chiamato, me l’aspettavo. Ammettere i propri errori è una delle cose più difficili e quando l’uomo non è di valore non succede mai”. Il suo libro “Servizi e segreti” è stato il frutto di una ripicca nei confronti dell’ignoranza e mistificazione verso l’intelligence. Senza giri di parole, il generale, standing ovation per la persona e l’ultimo risulltato ottenuto, afferma che l’intelligence consente a chi dirige una Nazione di avere notizie per dirigerla meglio. Ci va duro quando definisce cialtroni quelli che usano l’espressione “servizi segreti deviati” quando invece bisognerebbe fare nomi e cognomi e non di tutta l’erba un fascio, bypassando querele ed altro. Ne ha anche per il caso Regeni, mandato dall’Università di Cambridge a studiare i Sindacati liberi in Egitto non avendo chiara l’idea che all’interno c’era un numero di persone facenti parte dei servizi segreti egiziani, i quali si sono insospettiti per la presenza di un bianco vestito all’occidentale. Per alcuni addirittura un crociato.

In relazione a ciò, Mori definisce il Governo italiano poco brillante, in quanto non doveva consentire che Giulio Regeni fosse mandato in un autentico vespaio come l’Egitto. Certo, la scelta dell’Università è stata sostenuta dai servizi inglesi, ipotesi non remota che azzarda il generale. Poi lo spazio è per i ragazzi che rivolgono domande ai presenti e si batte sulla diversità tra servizi segreti e Polizia Giudiziaria, sull’ uccisione di Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino, sulla vigilanza relativa ai reati ambientali, sulla legalità che si professa anche tra i banchi di scuola, sulle differenze etniche, allo stato attuale, tra Italia e centro Europa che hanno dato il là alle stragi a Parigi e Bruxelles. Si chiude tra i saluti, nel segno della legalità, il seme per una società migliore.

di Lucio Ianniciello

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